Vergano

lunedì 28 dicembre 2009

Cammina,cammina...I giardini della torta in cielo



Sergio Endrigo ha musicato questa filastrocca di Gianni Rodari, forse il più grande favolista italiano della fine del secolo scorso. Nativo di Omegna ha in questa città il più bel riscontro di seguito. A lui la città ha dedicato il più bel parco giochi per bambini che possa esserci.http://www.rodariparcofantasia.it/

E' suddiviso in varie locazioni, una delle quali è situata sul culmine della collinetta del monte Zuoli, che sovrasta Omegna. Come si può notare nella foto di inizio di questo post, che è il racconto di una mia passeggiata, ancora effettuata nel mese di luglio, dai Laghetti di Nonio fino, appunto, al Monte Zuoli e ritorno, aggirando il Monte Cregno.


Dopo un abbandono forzato dal mio blog, causa "Restauro" (Mio. .. non del blog ...) riprendo a postare con il racconto di una mia camminata solitaria del 28 luglio scorso.




Laghetti di Nonio-Brolo-Laghetti di Nonio 8,2 km.
28-07-2009
Partenza ore 16,26 Arrivo ore 19,04
Stupenda giornata, soleggiata e tersa. Mi porto con la macchina fino ai Laghetti di Nonio. Quasi impropriamente chiamati così, poiche si tratta in effetti di un vasto bacino cementificato di raccolta di acque, con un afflusso veramente importante.Si indicano al plurale anche se in effetti, si puo considerare che sia uno solo in quanto separati solamente da una parete centrale che permette di convogliare, probabilmente, le acque con due diverse condotte verso la centrale idroelettrica che sorge sotto Brolo, nei pressi del lago.

Posteggio tranquillamente la Yaris. Nessuno nei paraggi . Solamente dei bei cavalli al pascolo, sulla sponda opposta, alle pendici del monte Cregno.

Appena più avanti è stato attrezzato un mini parco con degli scivoli per divertire i bambini, ed un monumento dedicato agli alpini. Mi sovviene che, proprio in questo stesso luogo, ormai più di trentacinque anni fa, il gruppo di amici che frequentavo si soffermò, alla ricerca di un posto tranquillo, dando inizio alla prima di una bella serie di grigliate all'aperto con il " cuoco "Luciano che si apprestava ad imparare i segreti del buon mangiare che poi sarebbero stati utili nel suo futuro prodigarsi nelle attività di volontariato che ancora oggi esplica.Le auto con le quali ci eravamo arrivati, erano le mitiche A112 di Geo e la 2 Cavalli supermolleggiata di Lucio che si possono intravedere nella prima foto. Chi ha scattato la seconda istantanea era l'allora barbuto Roberto, mentre quelli immortalati sono: Giampiero "salamat", io, Francesco "Geo", Francesco "Francischich" e Luciano "Lucio" . Allora qui non esistevano areee attrezzate ma solamente gli specchi d'acqua dei laghetti ,che già da tempo funzionavano come bacino idrico per la centrale. Col tempo sorgerà anche l'edificio ora adibito a ristoro e bar e sopratutto come ritrovo per le gare di pesca che certamente vi verranno organizzate.Sul muro campeggia la scritta "Osteria Rifugio dei Pescatori".



La mia intenzione odierna, recandomi ai Laghetti, era quella di aggirare il monte Cregno ed in seconda istanza, se avessi scoperto un sentiero, raggiungerne la cima per riuscire a godere di un'altra veduta del nostro lago d 'Orta .come si può bene apprezzare da questa foto che ho scattato dal monte Il Pizzo. Il Monte Cregno, un panettone ad est dei Laghetti di quasi 700 metri di altitudine, sarebbe stato una postazione notevole per ammirare il panorama circostante.
Così, dopo aver assaporato per un pò la quiete del luogo, mi avvio verso nord e passando a fianco di una vecchia costruzione, vicina al lato settentrionale dei Laghetti, preservata da atti vandalici con la chiusura di tutte le entrate in previsione di una futura ristrutturazione , mi accingo ad entrare nel bosco seguendo l'indicazione biancorossa verniciata sul muro.
Dopo poco il bel percorso ricavato in mezzo al bosco, svolta decisamente verso est ed inizia a scendere. Sembrerebbe che non esistano sentieri che portano a risalire la costa del monte per cui, fidandomi dei segnali (ma sarà l'ultimo che trovo ...) decido di scendere verso la valle del torrente Fiumetta e poi aggirare il Cregno, secondo la mia prima intenzione, abbandonando l'idea di risalirlo.
Mi sorprendo un pò quando, approdato ad un breve pianoro fuori dal bosco, trovo una recinzione che delimita una proprietà privata dove si stanno svolgendo dei lavori di costruzione di una casa. Mi sorprendo perchè penso che non sia un posto ideale per edificare ed inoltre raggiungere questa locazione con mezzi di trasporto mi pare alquanto difficoltoso. Sembra in effetti che anche i proprietari abbiano cambiato idea perchè i lavori danno l'impressione di essere stati abbandonati e ciò che è stato fatto sembra limitato alla costruzione delle fondamenta. Mi è sembrato veramente un posto infelicissimo per risiedervi.
Da qui in avanti si ritorna a discendere abbastanza ripidamente (in due chilometri si perderanno 150 metri di quota) ed il sentiero lascia il posto ad una specie di sterrata, ricavata probabilmente con una ruspa, dopo aver fatto una "tagliata" nel bosco. Purtroppo l'esito di questa operazione, che penso sia stata fatta per facilitare l'accesso alla casa in costruzione, ha generato una specie di greto di torrente in secca costellato di innumerevoli sassi che rendono difficile la sua percorrenza. Credo che quando si scatenano acquazzoni violenti, questa via favorisca proprio lo scoscendimento del terreno,tra l'altro con pendenza notevole, in alcuni punti.
Questo "brutto" percorso mi accompagna fino ad arrivare a valle: la valle dove scorre il torrente Fiumetta. Qui la sterrata ritorna a scendere più dolcemente e lascia il posto nuovamente ad un bel sentiero tra le piante. Alla mia sinistra giungono i rumori di alcune vetture che stanno risalendo la valle sulla strada asfaltata,, che riesco anche ad intravedere, che porta fino a Ponte Bria, una località che mi pento di non aver raggiunto oggi, ma che spero di ritornare a visitare presto.Il sentiero che percorro, dopo aver intersecato la strada se ne allontana ancora e mi da la possibilità di ammirare un bel sottobosco pulito e costellato di diverse rocce che probabilmente sono la punta avanzata della morena del ghiacciaio alpino che si estendeva fin qui e che successivamente avrebbe dato origine alla conca del lago.

Il percorso ogni tanto si apre verso sinistra e dà la possibilità di osservare la presenza di alcune attività insediate nella vallettina, scavata dal Fiumetta e dai suoi torrentelli, che si rivela essere una striscia di demarcazione tra le pendici che risalgono alle Quarne, a nord, e le montagne che affiancano il monte Mazzone a sud ,mentre va a morire risalendo verso ovest fino all'alpe Sacchi ed al Monte Novesso.E davanti, verso est, il lago ed oltre il Mottarone.


Sbuco infine, inevitabilmente, sulla strada asfaltata che collega Brolo con Cireggio: una via secondaria, fuori dal traffico lacustre, che affronta l'entroterra Cusiano verso le montagne occidentali. Mi dirigo verso Brolo, poichè il mio obiettivo è di compiere l'anello intorno al Cregno ; ora sono esposto al caldo sole di questo pomeriggio morente sulla strada asfaltata che ad un certo punto giunge ad una diramazione. Il cartello, piegato incivilmente, mi dice che svoltando posso arrivare ai "Giardini della torta in cielo" ...
Ed allora non mi lascio sfuggire questa occasione: sono a due passi dall'area attrezzata come parco giochi per bambini che lega il suo nome al grande Rodari, omegnese doc. Ho già citato il link che permette di visitare il sito che illustra le opere ed i luoghi che la fondazione omegnese cura alla grande. Non mi immaginavo che sorgesse in questa zona il parco; lo credevo più a Nord, più vicino alla città. E' stata quindi una piacevole sorpresa e la mia giornata e la mia camminata hanno assunto un altro significato. Memore anche del masso coppellato ivi presente che Mr. Alfa, blogger del Lago dei Misteri, aveva descritto in un suo post, mi sono fiondato verso l'ingresso del parco.

Il Parco sorge sul pianoro di una piccola altura. denominata Monte Zuoli, che domina Omegna.
A proposito di questa denominazione, vorrei far riscontrare una particolarità che potrebbe dare adito a qualche equivoco. In una mappa dell'I.G.M. (Istituto Geografico Militare), da sempre riconosciuto come leader indiscusso nel campo della rappresentazione territoriale, esiste una piccola altura di circa 500 metri di altitudine che, appena a nord ovest di Brolo, si puo considerare come una lieve propaggine settentrionale del monte Cregno e viene indicata come monte Zoli. La si può osservare in questa foto, direzionata sud-ovest, che, oltre a Brolo ed al Cregno, sulla destra in primo piano evidenzia i boschi dell'altura citata.

Sempre sulla stessa cartina IGM, la zona che ora è adibita a Parco giochi non viene denominata e risulta anonimamente delimitata dalle curve di livello che conformano l'altura sovrastante Omegna e che raggiunge l'altitudine di 416 metri. Vorrei poter chiedere conferma a chi, usando il nome che contrassegna la zona dove è installato il parco giochi, se abbia tenuto conto di questo monte Zoli delle vicinanze storpiandone il nome leggermente ed affibbiandogli quello di Zuoli, oppure se non esistesse già anche per questa zona il nome attualmente usato per indicare il parco. E 'interessante notarne la sua conformazione territoriale: su questo piccolo pianoro affiorano numerosissimi massi rocciosi, certamente di origine glaciale, di dimensioni abbastanza notevoli incastonati probabilmente e sommersi , come piccoli iceberg, dalla terra che li ha radicati. Alcuni di essi hanno avuto nei secoli importanza mistica e religiosa. Si presume che questa fosse una zona destinata a riti magici e cerimonie religiose fin dai tempi dell'Uomo preistorico. La presenza di numerose "Coppelle" scavate sulle rocce sta a dimostrarne l'uso proprio cerimoniale che se ne faceva. Lascio comunque che i miei due lettori leggano direttamente, cliccando sulle immagini postate, la cartellonistica installata che didatticamente, ed in modo accattivante per invogliarne la lettura dei bambini , offre importanti notizie al riguardo senza che le debba riportare pari pari con un mio commento.


Stabilita l'importanza storica della locazione, ora mi preme evidenziare come, sfruttandone la sua bellezza, si siano costruite delle semplici e non invadenti strutture che permettono ai gruppi organizzati di fare interagire i ragazzi col territorio. Da parte mia posso solo pensare che se nella mia fanciullezza avessi potuto disporre di un luogo simile per le mie scorribande avventurose con in mente i miti del Far West, sarei Stato il ragazzo più felice di questo mondo. Quali e quante mirabolanti storie avrei immaginato di vivere scorazzando in un territorio simile alle fantastiche immagini che la mia mente aveva creato di quel mondo "fumettaro" che alimentava la nostra fantasia ...
Inserisco una serie di immagini che valgono più di cento parole.










Il contesto panoramico, nel quale è inserito il parco, è veramente stupendo: tra monti e lago lascia spazio alle fantasie romantiche tanto da indurre qualche coppietta ad adeguarsi al "rito" del lucchetto.


A malincuore decido di riprendere la direzione verso Brolo perchè, ormai, si sta facendo tardi ed il tragitto è ancora lungo. Mi incammino per la strada asfaltata che porta verso il "paese dei gatti" e la prima via che incontro è intitolata proprio a Gianni Rodari.


Appena imbocco le stradine di Brolo, il sole, che mi aveva fatto compagnia tutto il giorno, inizia ad occultarsi dietro le montagne e, se per tutto il pomeriggio avevo viaggiato a torso nudo, ora cominciando a sentirsi l'umidità serale, sono costretto a rimettermi la maglietta. Chiedo delucidazioni ad un'anziana signora che incontro riguardo al sentiero da percorrere per arrivare ai laghetti aggirando il Cregno. Mi dà alcune indicazioni riguardo ad un possibile e malagevole sentiero alle pendici nord del monte, ma non mi assicura che sia ancora praticabile, avendo pure dei tratti pericolosi. Augurandomi, ironicamente di non apparire il lunedì Sera in tv a "Chi l'ha visto?" come persona scomparsa tra i boschi del Cusio, sorridendo mi saluta. Tenendo conto delle indicazioni datemi, risalgo le viuzze di Brolo ma non riesco a trovare il punto in cui, a detta della signora, avrebbe dovuto iniziare il sentiero.

Perciò, dopo aver consultato il mio fido GPS decido di lasciar perdere la ricerca del percorso suggeritomi dalla vecchietta in quanto non rientrava neppure nelle mie intenzioni perchè non mi avrebbe permesso di compiere l'anello intorno al Cregno. Faccio quindi affidamento alla mappa di Alpugang che è inserita nel mio apparecchio e che riporta il sentiero che costeggia il Cregno a sud. Mentre attraverso Brolo ho modo di constatare quante raffigurazioni di gatti siano impresse sui muri, nonostante abbia percorso solo poche viuzze, e di ammirare la Chiesa parrocchiale, dal campanile con la torretta esagonale, con lo sfondo di Omegna ancora baciata dal sole.





Arrivo ad una bella cappella davanti ad una proprietà recintata e col cancello chiuso con il lucchetto. Qui, secondo la mappa del GPS, inizierebbe il sentiero che mi interessa che corre parallelo alla strada asfaltata che io ho imboccato, per poi puntare decisamente ad ovest ed arrivare ai laghetti. Tutta una lunga cancellata non mi permette l'accesso alla zona da dove vorrei transitare.Decido ancora di proseguire, ma tutto il fianco del monte mi è precluso. Ritorno sui miei passi fino alla cappella sperando di trovare lo spiraglio che mi permetta di passare al di là, ma purtroppo la mia minuziosa ricerca non ha avuto nessun esito positivo. Impreco per questo disguido, ma ormai non ho più tempo da spendere in tentativi per cui. a malincuore, debbo forzatamente seguire la strada asfaltata che mi porterà sulla provinciale occidentale del lago e risalire con essa fino a Nonio. Mi conforta solamente la vista del cocuzzolo del monte Il Pizzo che resta davanti a me a rammentarmi come l'ho scoperto e raggiunto e di conseguenza godere della sua bella visuale sul lago d'Orta.


Camminando sulla provinciale, mi interessa solamente guardare verso la mia destra per cercare di scoprire qualche passaggio che mi permetta di evitare la strada asfaltata. Così non è e perciò, malvolentieri, affronto il tratto che mi separa da Nonio per poi percorrerne le viuzze interne che mi portano alla strada che conduce, con un ultimo strappo, ai Laghetti.

Arrivo alla cappelleta che sorge a sud degli specchi d'acqua, mentre le ombre della sera incupiscono leggermente il tutto e mi raffreddano le ossa. Invece il Cregno è ancora illuminato da un bel sole lucente. Compio il periplo dei laghetti, soffermandomi ad osservare delle paperelle divertirsi nell'acqua ed arrivo al parcheggio dove ho lasciato la macchina, felice, soddisfatto ed anche leggermente stanco.La visita al parco giochi dei "Giardini della torta in cielo" mi ha impresso un"ricordo dolcissimo" ...


giovedì 15 ottobre 2009

cammina, cammina...La cascata dell'Aqualba

 


"Luglio, col bene che ti voglio..." cantava Riccardo Del Turco in un famoso hit degli anni sessanta, tormentone estivo vincitore del Disco per l'estate 1968.
Ebbene sì! Posso dire anch'io che voglio bene al mese di luglio, specialmente se come quest'anno e l'anno scorso non ci molesta con giornate afose e gravide di umidità. Su di me, il caldo asciutto e secco ha sempre avuto un influsso positivo facendomi venire la voglia di muovermi per espellere catinate di sudore e sentirmi di conseguenza "un pò più leggero"... Ed ora che siamo ormai vicini al momento di accendere le caldaie, ho un pò di nostalgia per le giornate trascorse nel mese di luglio di quest'anno che mi hanno visto spesso e volentieri percorrere la sponda occidentale del lago d'Orta in camminate anche solitarie. A maggior ragione rimpiango quelle belle giornate perchè poi, purtroppo, sono incappato in un'altra forzata pausa per problemi fisici che si protrarrà per ancora qualche mese. Ed il mio blog ne ha risentito... Approfitto di un momento tranquillo, per pubblicare, se riesco, un paio di escursioni, prima di assentarmi ancora per altri interventi di "restauro".


25-07-2009 Colma-Oira-Nonio-Colma.
Partenza ore 16,06 Arrivo ore 19,06 Km. 10,03

(Cliccare sulle immagini per meglio individuare il percorso, tracciato in blu)


E' quasi blasfemo confessare che non sono mai stato ad Oira!... Per uno che abita nelle vicinanze del Cusio, questa è una grande manchevolezza. E confesso pure che della cascata del Qualba (si dice pure Aqualba) non ne ero quasi a conoscenza visiva. Mi ero limitato a fantasiose escursioni sulle carte topografiche che spesso e volentieri mi fanno compagnia nella ricerca di future esplorazioni. Proprio per andare ad ammirarla dal vivo, dopo averne visto delle fotografie, ho deciso di affrontare questa facile escursione percorrendo un tratto della terza tappa dell"Anello Azzurro" di Girolago, partendo da Colma, frazione di Cesara.



La bella immagine sopra riportata è una fotografia scattata da mister Alfa ,amico blogger del "Lago dei misteri", da un motoscafo sul lago e riprende la cascata in un momento di ottima portata d'acqua.
Giunto a Colma, in macchina, ho faticato a trovare un posto dove parcheggiare. Ho proseguito verso Grassona e, notato un piccolo spiazzo a bordo strada dove già c'erano tre macchine ed il posto per una quarta, non ho avuto esitazioni ad occuparlo. Al ritorno, sorpresa...Un enorme foglio di cartone, posizionato sul vetro posteriore della mia vettura, mi ammoniva con la scritta "Questo è un parcheggio privato!!!" a caratteri cubitali. Con un pò di preoccupazione ho ispezionato la carrozzeria temendo di trovarvi qualche ricordino. Fortunatamente l'incavolato ma civilissimo "cartellonista" si è limitato solo a ciò e, forse, a qualche smoccolamento; e di questo lo ringrazio anche se non lo avrò tra i miei lettori. Non mi ero accorto, nascosto dalle altre macchine già presenti, del cartello che segnalava la privatezza del parcheggio, tanta era, anche, la voglia di partire subito per l'escursione vista l'ora già avanzata del pomeriggio. Sono le quattro passate quando accendo il mio fidato Gps e mi accingo a ritornare verso Colma per poi scendere dalla strada che porta verso Ronco superiore. Il mio sguardo è stato attirato dal monte Il Pizzo. Da qui l'ho potuto osservare da una diversa prospettiva e l'ho fotografato ripensando con gioia a pochi giorni fa quando avevo scoperto le meravigliose panoramiche che mi aveva offerto dalla sua cima. (Vedi il post qui linkato) http://http//alsciscion.blogspot.com/2009/08/monte-pizzo-wild-mountain.html. Si può osservare come la montagnetta sia caratterizzata da due cime che sono quasi alla stessa altitudine (Guardando la cartina che ho allegato, si osservano chiaramente le curve altimetriche che le conformano). Su quella più a nord è posta la croce presso il belvedere la cui staccionatura protegge dal dirupo che è sopra Nonio, ed è la cima che ho raggiunto io. Dietro le due gobbe del Pizzo iniziano i contrafforti del monte Mazzone la cui stazza incombe sopra Cesara e si propone come dominante (1234 m.) tra le vette che si affacciano sulla riva occidentale del Cusio. Appena inizio a scendere da Colma, affrontando il versante lacustre, intravedo il lago, mascherato dal bosco, che fino ad ora era rimasto oscurato dal crinale. Oltre, il Mottarone; mi viene offerto in una insolita visuale per me (abituato e vedere ben distinto il cocuzzolo della cima con le antenne dei ripetitori, qui è invece in secondo piano e neanche troppo visibile rispetto alle rocce che occupano lo scenario). Vigila solenne sulla tranquillità del lago. Proseguo ed il primo tratto di strada asfaltata, in direzione sud, si presenta ripido e dritto e mi fa pensare alla difficoltà che avrò nel risalirlo, quando sarò già stanco, al ritorno.E mi viene qualche dubbio sulla scelta di oggi, anche se non avevo per niente programmato il percorso. Normalmente nelle nostre uscite iniziamo a salire, mentre il ritorno, in discesa, è più consono alle nostre stanche membra...E mentre cammino penso che avrei potuto partire da Oira direttamente, arrivandoci in macchina, e poi decidere di salire verso Colma per lasciarmi il tratto di ritorno in discesa. Ma poi ricaccio questa ipotesi perchè l'arrivo ad Oira dovrebbe essere il sugello ad un percorso conquistato e scoperto per la prima volta, con nuove immagini e scenari da ammirare piano piano, centellinandone le sensazioni. Quindi camminare lentamente ed assaporare il gusto del calpestare nuovi sentieri per la prima volta ed avere come meta un luogo desiderato e immaginato da tempo. Arrivarci in macchina non mi avrebbe procurato le stesse emozioni.
Dopo aver superato le prime case di Ronco superiore occorre puntare verso nord. Giunto al bivio dove sorge l'Oratorio di San Giulio, altrimenti denominato anche Oratorio della Natività di Maria Santissima, bisogna proseguire dritti; girando a destra si scenderebbe fino all'abitato di Ronco, sul lago. Trovo i primi segnali del "Girolago" e, confortato da ciò, affronto per la prima volta il sentiero che mi porterà verso Oira.
Non ci sono molte vedute sul lago. Si cammina in mezzo al bosco. Quando però si apre uno squarcio tra gli alberi, lo scenario che si presenta in questa stupenda giornata di luglio è fantastico. I colori ravvivati dall'atmosfera limpida sono uno spettacolo per gli occhi. L'azzurro del cielo si specchia nelle acque leggermente increspate e ne viene riflesso ancor più fulgido e vivo. Il silenzio che si "respira" tra il verde è impareggiabile. Solo in lontananza, attutiti, giungono i rumori della civiltà; per lo più motori di auto che percorrono la strada orientale del lago.
Il percorso è in leggera discesa ed il sentiero è ben tenuto. Nel bosco il calore di questo pomeriggio assolato non trapela ed il camminare mi è dolce e piacevole. Arrivo ad un bivio. Non noto nessun cartello del "Girolago". E penso che se debbo scendere verso il lago, la strada da seguire sia quella a destra in quanto sembra che degradi mentre quella di sinistra si alza leggermente.E poi il lago è alla mia destra. Quindi la decisione è quasi scontata... Più avanti costeggio una cappelletta il cui dipinto è ormai consunto, poi il bosco si apre su uno spiazzo verde che va a sfociare nell'azzurro.
Curioso di vedere cosa mi riserva questo pianorino, avanzo e sono sorpreso di venire accolto dall'abbaiare stridulo di un cagnolino tutto pepe. Mi avvicino ad una bella casa ristrutturata dove nei suoi pressi una giovane signora sta facendo pulizia nel prato verde già ben curato che circonda l'abitazione e richiama il suo batuffolino ringhioso verso di sè.E' un bel luogo, tranquillo, pulito ed idilliaco. Lontano da ogni trambusto, con una finestra sul lago meravigliosa. Oso chiedere alla signora, restando sul sentiero, se quello che sto percorrendo sia la via giusta per arrivare ad Oira. Dopo un attimo di esitazione, in un italiano stentato con accento e cadenza teutonica, mi risponde ed io interpreto che il sentiero più frequentato e tenuto meglio è quello parallelo a questo ed è appena più in alto. Anche da qui potrei passare, a mio rischio, però, perchè più avanti non è molto praticabile ed a volte non è individuabile. Sinceramente sono tentato di proseguire da qui poichè ritornare indietro non mi aggrada particolarmene. Poi, comunque, anche per accontentare la signora che è stata gentilissima e per non deluderla, la ringrazio, la saluto e ritorno sui miei passi. Accidenti!. Arrivo al bivio dell'errore ed appena imbocco l'altro sentiero, sorpresa... Un ben evidente cartello del Girolago sembra irridermi e canzonarmi... Però.. gli amici di Girolago potevano metterlo un pochino più indietro in modo da notarlo subito! Comunque in questo caso stupido sono stato io a non osservare bene ed a fidarmi solo delle mie sensazioni e deduzioni. Da qui in avanti i cartelli segnalatori saranno sempre più numerosi. Vedremo dipinte di azzurro anche le rocce ed i sassi che si trovano sul sentiero, a volte esagerando pure. Nonostante ciò ho imboccato un'altra volta la via sbagliata...Ad un certo punto avrei dovuto deviare decisamente a destra scendendo per il bosco ed abbandonando il bel sentiero che stavo seguendo e che procedeva dritto.. Anche qui, purtroppo la segnalazione è stata posta un pò più avanti rispetto al momento in cui sarebbe stata necessaria. Io ho proseguito per il tracciato più pulito e largo senza proprio accorgermi che c'era una deviazione, non tropo evidente, che scendeva tra le piante. Ho cominciato ad avere qualche sospetto di aver nuovamente sbagliato quando, dopo un lungo tratto a semicerchio, mi sono trovato a dirigermi verso sud...ed alla mia destra, sotto la riva scoscesa, sentivo lo scroscio del torrente Qualba ma non vedevo possibili accessi per il suo guado. Ho capito che stavo puntando verso Cesara su un sentiero che risaliva la sponda destra del torrente. Ho approfittato di questa deviazione per scattare una foto del monte "Il Pizzo" da un'altra angolatura. Se potete zoommare sulla foto, noterete sul picco la sagoma sfocata della croce di vetta.
Un pò avvilito e costernato , impreco tra di me perchè nonostante questo sia un percorso segnalato non riesco a proseguire senza intoppi e debbo perciò tornare indietro e trovare le indicazioni per la retta via. Anche in questo caso facendo più attenzione riesco a vederli questi benedetti cartelli; e sono più di uno e ci sono pure i sassi pitturati...
Inizio il tratto meno bello, forse, della mia passeggiata. Scendo nel bosco, tra alberi caduti e rinsecchiti e legname sparso ogni dove. Il sottobosco non è bello e sembra senza vitalità. Credo che soffra, quasi si sentisse abbandonato. Terminata la traversata , il sentiero inizia a costeggiare in direzione est-ovest la ripa che scende verso il greto del torrente Qualba che si sente rumoreggiare, finalmente. Anche qui esiste una possibilità di scelta (senza indicazioni...). Naturalmente opto per quella che mi fa scendere verso il torrente a scapito del percorso che invece tende a risalire in direzione est. Poco più avanti un albero mi sbarra il sentiero. Non lo oltrepasso poichè penso che sia strano che non sia stato rimosso dai frequentatori di Girolago. A meno che sia caduto proprio in queste giornate...Ed allora mi viene la tentazione di andare ad esplorare l'altro ramo di sentiero che non avevo preso in considerazione. Così sono giunto fino ad una vecchia costruzione diroccata le cui pareti stanno diventando un tutt'uno con il bosco in quanto l'edera e le sterpaglie l'hanno ricoperta quasi completamente mimetizzandola e consegnandola alla natura che sembra averla cooptata. Il sentiero muore proprio davanti alla porta. Noto una possibilità di risalire lateralmente e riguadagnare il bosco per procedere poi verso sud, ma comprendo che questa è la via alternativa che la signora tedesca mi aveva sconsigliato. Capisco che debbo ritornare ancora una volta sui miei passi ed andare a superare il tronco caduto per avvicinarmi finalmente al torrente. Ed ora scendendo mi avvicino sempre più al rumoreggiante Qualba fino a vederlo, finalmente. Poca acqua in un greto ricco di sassi e rocce; qualche rivolo a cascatella che si getta nel corso principale; pochi raggi di sole, tra il fogliame, vi si riflettono. Credo abbia avuto una storia travagliata da problemi di inquinamento. Ecco un articolo apparso su La Stampa di Torino del 18 maggio 1982. Grazie al prof. Ambrosini ed alla Diandra University, Centro Italiano di Antropologia e di Scienze Naturali,si scoprirono inquinamenti da cromo che portarono alla chiusura di una conceria di Cesara. http//www.ambrosiniscienze.org/inquinamento1.htm

Ora il sentiero costeggia il torrente in direzione ovest fino a raggiungere il punto in cui si può attraversarlo su un bel ponte in legno.
Oltre il ponticello salgo, su un sentiero conformato a gradini, per un breve tratto per poi ritornare a una lieve pendenza su un tracciato ben tenuto. Costeggio un cascinale sulla mia sinistra ed infine sbuco sulla strada asfaltata che scende da Nonio verso Oira.

Sono in località Valbai dove sorge una chiesetta dedicata alla Madonna della neve. E' un semplice ma bell'oratorio costruito in diverse epoche. La cappella originaria fu ampliata con la attuale navata in data 1692, mentre il portico fu aggiunto nel 1906. All'interno è presente un dipinto che raffigura la Pietà ma non se ne conosce l'autore. Dopo il lungo tratto percorso all'ombra del bosco, ritorno alla luce del sole che illumina splendidamente questa magnifica giornata. La vista che si gode scendendo dai ripidi e tortuosi tornanti che portano al paesino rivierasco è semplicemente spettacolare. Oira è incastonato in questa stretta vallettina scavata da un torrentello del quale purtroppo non ho annotato il nome e che nemmeno si trova riportato su nessuna carta topografica. Sullo sfondo Omegna, a chiusura del lago, ai piedi dell'imponente Mottarone.

Oira è di origine antichissima. Basti pensare alla cava di serpentinite, la così detta Pietra d'Oira, che assume col tempo un caratteristico colore bronzeo, che si trova nelle vicinanze. E' stata usata nell'architettura rinascimentale (ad esempio a Milano nel portale di Santa Maria delle Grazie, nel Chiostro occidentale di Sant'Ambrogio, nella facciata di San Raffaele). E nella basilica dell'isola di San Giulo si trova l'ambone (pulpito) datato 1130 composto da sei pezzi che sono "una vera predica per immagini" tali sono le reminescenze che generano le sculture effettuate da un anonimo artista. Certamente l'essere sulla riva del lago favorì nei trasporti questa antica "industria" di Oira.
Linko il sito del blog di Orta dove se ne illustrano le caratteristiche.

http://www.ortasangiulio.com/compaginagt.asp?id=243&S=1885&C=1 Scendendo, ai bordi della strada, trovo tracce di questa industria del "sasso" o degli "scalpellini" di una volta. C'è ancora chi sfrutta questa cava, a vedere l'attrezzatura che fa bella mostra di sè nel cortile di questa casa che ha tutta l'aria di essere stata nel passato sede di quache importante attività estrattiva. Non so se le mie impressioni sono nel vero e se effettivamente esiste ancora questa attività, ma mi piace pensare che lo sia proprio per la storicità che ha assunto questa cava di Oira. Come al solito se qualcuno è a conoscenza di qualche elemento in più, è ben accetto nell'angolo dei commenti. Mentre sto per arrivare al centro abitato, mi volto alle spalle, verso Nonio, per cogliere un'altra istantanea del monte Il Pizzo. "Tanto caro mi fù quest'ermo colle"... mi sovviene.. ed in effetti lo sto rimirando da ogni posizione, ormai. Questa visuale la fa sembrare un'unica cima in quanto quella dove sorge il panoramico ballatoio nasconde la sua gemella dietro di sè. Sono impaziente di raggiungere il bordo del lago per cui mi soffermo solamente per un paio di scatti, davanti alla Chiesa di San Silvestro la cui cappella originale risale, probabilmente, al 1200.
Per scendere al lago c'è ancora un piccolo ma ripidissimo tratto di strada. Nel percorrerlo mi imbatto in una cappella dedicata a San Maurizio, ad opera degli Alpini di Nonio, di recentissima inaugurazione e resto ad ammirare qualche scorcio suggestivo e romantico in questa atmosfera di pace e tranquillità.

Ed eccomi con la distesa azzurra davanti a me mentre le grida dei ragazzi, che giocano nell'acqua nei pressi di un lembo di spiaggetta, non disturbano per niente. Anzi, sembra che vengano ovattate e disperse con le onde che lambiscono la sponda senza importunare il silenzio che intorno regna sovrano.Vado sul molo dove attraccano i battelli della navigazione del Cusio e scatto due foto, una in direzione di Omegna, l'altra verso sud con il Monte Camosino in primo piano, per immortalare questo stupendo angolo di quiete.
E' ora giunto il momento di dirigermi là dove "so" che sfocia il Qualba gettandosi da un salto di almeno 30 metri: la cascata dell'Aqualba... Debbo percorrere un leggero tratto sterrato che si innalza leggermente per poi ridiscendere a livello del lago. A quest'ora del pomeriggio qui il sole non è più di casa. Le montagne che si alzano subito alle spalle del lago impediscono di goderlo. All'ombra e tra la vegetazione la temperatura è gradevolissima. Mi ritrovo all'ingresso di un prato verdeggiante contornato da alberi secolari. E' un ingresso delimitato da due colonne laterali che un tempo probabilmente erano la struttura portante di una cancellata. Ringrazio il cielo di potervi entrare... Là in fondo una casa, di nobile aspetto, della quale si sa che fino ad alcuni anni fa era sede di un ristorante o per lo meno una trattoria, con forse la possibilità di alloggio viste le dimensioni e le finestre al secono piano. E dietro di lei... non si vede, ma c'è il motivo della mia camminata odierna...Spero ci sia un accesso facile e di poter giungervi proprio sotto! Appena metto piede sul prato verde, le mie speranze si infrangono contro un muro teutonico di intimazioni e, forse, improperi. Due anziani coniugi, rilassati sulle sdraio, appena mi vedono scattano in piedi e mi impartiscono di abbandonare la "proprietà privata". Nein nein...Sono distante da loro almeno venti metri e se accenno a proseguire subito continuano con le invettive, mentre io cerco di spiegare loro che voglio passare solo per andare a scattare qualche fotografia alla cascata.Non ci sono ragioni, più cerco di perorare la mia causa più si incavolano. Il tutto sempre a debita distanza...Quando forse hanno capito, dopo avergli mostrato la macchina fotografica alzandola, mi suggeriscono in un italiano quasi afferrabile di passare sopra per andare a vedere la cascata... Vagli a spiegare che l'unica via di accesso è questa! Non c'è proprio possibilità di intenerirli. Con la lingua di mezzo, poi... Con la coda tra le gambe sono costretto a desistere e ritornare da dove sono arrivato. La cascata non l'ho proprio neppure intravista! Non poteva finire qui. Io la cascata la volevo vedere con i miei occhi.La prima domenica di settembre, grazie al motoscafo di Federico,abbiamo fatto un'escursione sul lago, partendo dalla "Baia" di Pella ed abbiamo puntato decisamente verso Oira. Finalmente, sostando davanti "la proprietà privata" dei tedeschi, ho potuto vederla ma, purtroppo in quei giorni la portata d'acqua del torrente non permetteva di farle fare bella figura. Solo due miseri rigagnoli la solcavano; non c'era l'effetto "spuma bianca" che tanto sognavo di ammirare.Ma... ritornerò!

Mi accingo a prendere la strada del rientro. Abbastanza amareggiato per l'esito della mia escursione. Scatto l'ultima foto, con una punta di malcelata invidia, del molo di attracco della villa teutonica e dei due motoscafi lì ancorati. E' veramente un luogo incantevole , ma... privato! La salita verso il ritorno è veramente dura ed impegnativa. Mi viene a volte la tentazione di chiedere un passaggio alle rare macchine che transitano. Poi il solo fatto di vederle arrancare mi fa desistere: non voglio mettere in difficoltà gli autisti per ripartire... Ho deciso di percorrere la strada asfaltata che porta fino a Nonio e poi da lì per la litoranea ovest del lago arrivare a Cesara e risalire fino a Colma dove ho parcheggiato. Stempero un pò della mia amarezza godendo comunque della stupenda atmosfera che mi circonda. Quando arrivo però sulla provinciale mi concentro solamente nel cercare di percorrerla il più velocemente possibile, anche se l'occhio va a cercare altre visuali del Monte Il Pizzo...
Da Nonio e da Cesara, con il Monte Cerano ed il Poggio Croce sullo sfondo.
Mi accomiato dai miei lettori di blog perchè credo di dover restare assente per almeno un mese, a causa di lavori di restauro...(miei..., non del blog...).
Vi lascio con una bella immagine della sponda occidentale del lago d'Orta, da Pella ad Omegna, scattata in occasione dell'uscita in motoscafo con Federico. I miei occhi si illuminano quando, individuando le cime delle montagne che fanno da corona al nostro stupendo lago, mi vengono in mente le camminate fatte per scoprirle e percorrerle.