Vergano

domenica 19 luglio 2009

Cammina,cammina... sulle rive del lago d'Orta

percorso in rosso

Non poteva essere che Van De Sfroos ad accompagnarci in questa lunga camminata di lagoPercorso in blu

Giovedì 16 luglio 2009 Alzo-Pella-Ronco-Grassona-Egro-Alzo km. 16,3

Partenza ore 13,16 Arrivo ore 18,07

Uscita solitaria per questa camminata pregustata sulla carta e poi felicemente portata a conclusione nella pratica. Prevedendo di soffermarmi durante il tragitto per scattare fotografie e tempi lunghi quindi di percorrenza, sono partito molto presto dall'abitazione di mio cognato in Alzo. Ho iniziato a percorrere via Pietro Durio fino ad arrivare alla piazza Fiorentini, uno splendido balcone affacciato sopra il lago.

La giornata è stupenda ed il sole ravviva i colori della natura rinvigoriti e resi brillanti dalle pioggie temporalesche di questo luglio dispettoso. Mi soffermo brevemente a gustare questo paesaggio familiare e consueto per chi vi abita, ma sempre comunque dispensatore di pace e serenità e stupore per le sensazioni visive che regala. E poi avanti, verso la porta d'uscita dalla via del paese che va a congiungersi con la circonvallazione proseguendo poi per la provinciale che porta alla "valle" che risale fino a Cesara. A bordo strada fanno bella mostra di sè degli stupendi grappoli d'uva che saranno tentatori dei passanti quando avranno la loro maturazione.
Cammino con cautela sulla provinciale poichè a causa delle numerose curve che presenta può rivelarsi infida per i pedoni che vi si avventurano. Nulla a che vedere comunque col traffico cittadino... qui si assapora la tranquilla simbiosi del camminare con i ritmi della natura. Causa l'orario, però, non c'è quasi passaggio di macchine. Mi avvicino quindi a Ventraggia, una frazioncina di poche case, dopo aver superato il ponte sul torrente Pellesina, uno dei piccoli immissari del lago.In prossimità di una curva, una paletta indicatrice segnala il percorso T 36. Imbocco la bella strada acciottolata che in un batter d'occhio mi porta fin sopra le case di Pella dalle quali spunta il campanile della chiesa parrocchiale dedicata a Sant'Albino Vescovo.

Durante la bella discesa gli unici rumori che si percepivano sono state le grida dei ragazzi che giocavano nelle acque o sulla spiaggia della "Baia".Questa incantevole via di accesso al lago sbuca proprio nella piazza principale del paese: piazza Ravedoni. Mi dirigo verso l'antico ponte (datato 1578) a schiena d'asino che supera il torrente Pellino e dà accesso al cimitero e più in giù alla strada principale dell'uscita dal paese che porta verso la frazione di Ronco.

E mi incammino al bordo della strada deserta (in tutto il percorso fino a Ronco, avrò incontrato sì e no un paio di macchine...). Alla mia sinistra le ripide balze che sono il fianco del Monte Camosino che dovrò, più avanti, risalire. Adeguate opere murarie di contenimento, onde evitare smottamenti e frane, rinforzano il pendio. Alla mia destra una striscia alberata che fiancheggia la riva del lago, sopra il livello delle acque di almeno cinque metri. Ogni tanto, tra il verde rigoglioso delle piante, fa capolino l'azzurro brillante del lago e qualcuno si diverte a galleggiarvi sopra anche solo con un semplice asse da surf.
Accessi pubblici alla riva ce ne sarà solamente uno, mentre numerosi sono i cancelletti chiusi che delimitano le proprietà private che sfruttano quei pochi metri utili di costa per posizionarvi camper o piccoli mini-chalet. Io e la mia ombra continuiamo godendoci questo meraviglioso pomeriggio assolato, fino a giungere ad una vecchia scalinata con il passamani arrugginito che dà accesso alla "Cappella dell'Angelo".
Vi scendo e mi mangio le unghie, poichè non ho riportato sul Gps che ho con me le coordinate long-lat che determinano l'esatta ubicazione di un tesoro che è nascosto in questo luogo.... Dalle indicazioni che avevo letto sul sito Geocaching Italia, avrei anche potuto tentare di scovarlo senza ricorrere ai dati satellitari. Ma non mi è garbato di esulare dagli schemi del giochino della caccia al tesoro, per cui qui oggi mi sono limitato a scattare delle foto. Per il "geocache" tornerò qualche altra volta...

Cammina, cammina, arrivo, finalmente, in vista delle case di Ronco dal cui pontile di attracco sta uscendo proprio in quel momento la motonave Ortensia. Nonostante la giornata feriale, sembra che ci sia abbastanza gente che si concede un'escursione sul lago. Sullo sfondo Omegna.
A Ronco finisce la strada. Questa frazione è l'ultimo paese raggiungibile con un'automobile. Chi vuole proseguire verso nord deve necessariamente percorrere il sentiero che sale verso Ronco Sopra e Colma. Purtroppo (o per fortuna?) non esiste una strada che permetta di completare il periplo del lago costeggiandolo. La riva scoscesa che da qui fino ad Oira dirupa verso le acque, non ha permesso di costruire il tratto che avrebbe portato fino ad Omegna. Posto una foto dell'amico di blog Alfa pubblicata in "Immagini del Lago" che evidenzia bene ciò che ho scritto. Si vede, ripresa dal motoscafo, il tratto della riva occidentale con la cascata della Qualba,Oira e Nonio.
Entro in paese e non trovo nessuna indicazione che mi permette di andare a colpo sicuro nella scelta della giusta direzione per salire a Colma. Ammiro la bella chiesa di San Defendente e non scendo fino alle case sul lago perchè credo di avere poco tempo a disposizione. Ritornerò perchè le vie della frazione ,che portano all'imbarcadero dove attraccano i battelli della navigazione lacustre, hanno mantenuto un aspetto caratteristico medioevale e meritano di esssere visitate. Chiedo alla prima persona che incontro qual'è la via da seguire per salire a Grassona. Fortunatamente è un "locale" per cui mi dà subito la giusta indicazione . Un piccolo appunto ai segnalatori di percorsi. Chi si avventura per la prima volta su un tracciato ha bisogno di trovare delle palette indicatrici chiare ed esplicative sulla via da intraprendere. In questo caso avevo intuito da solo dove dirigermi, però ho dovuto chiedere conferma per averne la certezza, in mancanza appunto di una paletta indicatrice. Lo scrivo perchè so che da qui passa il famoso percorso del "Girolago" e quindi potrebbe essere segnalato appropriatamente. Imbocco quindi l'impegnativa mulattiera. Salendo, tra i boschi di castagni (quest'anno "ammalati" causa parassita "cinese"...), lungo l'antico sentiero di pellegrinaggio religioso che collegava il Sacro Monte di Orta a quello di Varallo, si trovano alcune cappelle (due per la precisione , l'ultima delle quali è proprio malridotta) che, oltre ad invitare alla preghiera sostandovi, permettevano di rifiatare durante la salita.


A Ronco Sopra , poche case ristrutturate ad uso villeggiatura, incontro tre persone che stanno amabilmente chiacchierando davanti alle loro abitazioni. Mi azzardo a chiedere se vado bene per Colma. In risposta, in idioma italo-tedesco, ho delle vaghe spiegazioni non del tutto comprensibili che comunque mi confortano . Scoprirò più sopra, vedendo le targhe delle auto parcheggiate nei pressi dell'Oratorio San Giulio, dove il sentiero diventa una stradina asfaltata che proseguirà fino a Colma e poi Cesara, che sono austriaci. La chiesetta di San Giulio (detta anche della Natività di Maria Santissima) si trova ad un'ansa della salita che immette successivamente ad altre costruzioni, alcune delle quali in fase di ristrutturazione, altre ancora vetuste, facenti anche loro parte di Ronco Sopra.


Una segnaletica di "Girolago" ,(ne avevo trovata anche una a metà salita che però era indicatrice di nulla... : in quel punto il sentiero non aveva nessuna deviazione, bastava continuare a percorrerlo) dopo un lungo tratto dritto e ripido, fa proseguire a destra per il sentiero che porterà ad Oira; io salgo invece verso sinistra e dopo poco esco dal bosco e sbuco sul piano a Colma avviandomi verso sud transitando vicino all'oratorio di San Francesco d'Assisi.
Sono ormai entrato nel territorio del comune di Cesara : Colma ne è una sua frazione. La parte più dura del percorso è terminata. Ho raggiunto la sommità dell'altura che a sud assumerà le connotazioni di una montagnetta, ben visibile e caratterizzante il panorama costiero sopra Pella, il monte Camosino, appunto. Mi aspetta ora una lunga ma certamente non faticosa camminata per ritornare ad Alzo percorrendo la strada asfaltata che transitando da Grassona porta fino ad Egro. Verso ovest la visuale spazia da Cesara con il Monte Mazzone che la sovrasta, su su fino alle montagne che delimitano lo spartiacque del bacino lacustre con la Val Sesia (sullo sfondo , per chi conosce i luoghi...,si intravvedono i pascoli dell'Alpe Previano alle pendici del Monte Novesso).
La strada verso Grassona è lunga ed alterna tratti piani con leggere salitelle . Il percorso è però rilassante in quanto basta godere delle bellezze che attraverso. Ho anche modo di scoprire che c'è un'alternativa alla strada asfaltata che sto percorrendo, poichè appena oltre la cappella all'entrata di Grassona quando inizia una leggera discesa, parte il sentiero "palettato" TO con le destinazioni, che fa parte di un percorso, credo alternativo, di Girolago e che si dirige verso Colma.

Scendo verso Grassona e transito davanti alla Chiesa Parrocchiale dedicata a San Pietro e Paolo risalente al 1568 e poi attraversando dapprima un bel pianoro verdeggiante con sullo sfondo il mio beniamino Monte Avigno, quindi risalendo in mezzo ad una bella faggeta arrivo ad Egro, dove termina la strada asfaltata.

Non mi dirigo verso la vetta del Camosino dove sono piazzate le antenne ricetrasmittenti che si intravedono da ben lontano, ma preferisco inoltrarmi, prima di imboccare la vecchia e bella mulattiera che porta al Monte San Giulio,verso un sentiero più breve al cui termine posso godere comunque di una eccezionale vista sul lago e sulla rupe della Madonna del Sasso (con in primo piano una "gamba"di vigna ammalata...)

Percorrendo la mulattiera verso Monte San Giulio, si incontra una cappella, raffigurante la deposizione di Gesù dalla Croce con San Giuseppe e Sant'Anna ai lati, che invita "chi passa per questa via si ricorda d'un Pater, Ave Maria".
Purtroppo, incontro anche i segni della natura ferita. Scheletri urlanti verso il cielo di piante che hanno subito l'onta del fuoco, mentre più sotto i colori della vita incorniciano la bella isola.

Al termine della ben tenuta e piacevole mulattiera, si ritrova la strada asfaltata che porta verso le abitazioni di Monte San Giulio raggruppate su un piccolo pianoro che ammorbidisce la propaggine meridionale del Camosino.

Passo davanti alla cappelletta al cui fianco sgorga una fresca acqua raccolta dalla fontana a cui mi abbevero facendo anche rifornimento nella piccola bottiglia che avevo ormai svuotato durante il percorso. Indi ammiro l'Oratorio di San Giuseppe, risalente all'ottocento e recentemente restaurato, per poi imboccare deciso i due tornanti e la successiva discesa asfaltata che mi riporta sulla provinciale ovest del lago d'Orta nei pressi del ponte Durio sul torrente Pellino.


Sono quasi alla conclusione di questo lungo percorso ed un pò di stanchezza comincia ad affiorare. Scatto un paio di fotografie della cascatella rumoreggiante, affacciandomi dal ponte verso il fondo del Pellino che scorre impetuoso là sotto ad una cosiderevole altezza.
Affronto quindi la provinciale, in salita, che porta verso Ventraggia dove chiudo l'anello di questo percorso. La strada a quest'orario è molto più trafficata poichè ci sono tanti lavoratori che rientrano verso la valle (Cesara, Arola...) dopo aver prestato servizio nelle numorose fabbriche della zona industriale di San Maurizio. Ed infine ridiscendo verso Alzo, riattraverso il paese e comincio ad assaporare il momento in cui mi stenderò su di una sdraio a rilassarmi.

Per completare questo mio lunghissimo post, al quale ho dedicato un paio di giorni...., riporto la scannerizzazione della cartina che appare sul depliant stampato a cura del comune di Pella.
E' un lavoro veramente fatto bene. Oltre a raccogliere importanti notizie storiche e paesaggistiche, riporta una serie di descrizioni riguardanti le varie passeggiate che si possono intraprendere nel territorio comunale. Ed inoltre c'è anche la traduzione in tedesco. E' risaputo che i germanici hanno un debole per il nostro bellissimo lago. Averne di pubblicazioni così....
Ho pure preso a prestito il titolo della locandina per farne il titolo del mio post : "Sulle rive del lago d'Orta".





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