Vergano
Visualizzazione post con etichetta musica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta musica. Mostra tutti i post

venerdì 28 maggio 2010

I miei primi cento nastri 7

PENGUIN dei Fleetwood Mac




Gestazione difficile per la pubblicazione di questo post... Non avendo a disposizione in youtube di un video del periodo in cui i Fleetwood Mac pubblicarono Penguin ( primavera 1973), ho deciso di crearne uno utilizzando il programma di Pinnacle. Ho abbinato immagini recuperate dalla rete e due canzoni in mp3 per permettere ai miei lettori di ascoltare il tipo di musica che il gruppo proponeva al tempo. Il video ottenuto l'ho caricato in youtube in HD Alta definizione. Dopo alcune ore di elaborazione il risultato è stato che riuscivo a vedere le immagini in una buona qualità, ma non potevo disporre dell'audio "grazie" al veto della WMA che mi inibiva l'utilizzo delle canzoni sotto licenza. Ho tentato di rifare il procedimento, ma niente si è modificato. Così ho deciso di caricare, con il sistema messo a disposizione da Blogger, dal mio computer, il video che avevo provveduto a trasformare e salvare con Real Player. Il risultato della conversione, purtroppo, ha dato un esito non proprio soddisfacente riguardo la qualità video, ma in compenso mi ha permesso di postarlo nel mio blog con l'audio. Ho così deciso di mantenere i due filmati. Facendoli partire contemporaneamente, si può ascoltare con il primo la traccia audio e vedere comunque il video in bassa risoluzione, mentre col secondo, da youtube, permette di assaporare la diversa qualità delle immagini (e ce ne si rende conto subito...anche se le fotografie sono scadenti in origine) ma l'audio è interdetto.


Questo nastro l'ho acquistato dal mio ex-collega Ferretti, che ho già ricordato come avesse lavorato presso lo studio di registrazione della piccola casa editrice Ducale di Brebbia (VA), assieme ad altri sette titoli, nel lontano 1974 quando ero agli inizi della raccolta della mia nastroteca. Dichiaro qui la mia completa ignoranza di allora riguardo a chi fossero i Fleetwood Mac. Ero ancora legato agli ascolti "leggeri" radiofonici ed il mio solo strumento di aggiornamento musicale all'epoca si fondava e fidava della lettura di "Sorrisi e Canzoni TV"...per cui la mia non conoscenza di tutto il mondo musicale extra Sanremo era concepibile...
Credo che questa cassetta, dopo un paio di passaggi nel mio mangianastri, sia stata accantonata ben presto. Non ero ancora preparato al tipo di musica che vi si poteva ascoltare. E dire che non è poi di così difficile assimilazione! I suoni che ne provenivano, comunque, mi risultavano estranei, strani e sconosciuti, allora. Non ne fui invogliato al riascolto. D'altronde in quel periodo sfruttavo ogni occasione per godermi Baglioni, Jesus Christ Superstar e Tubular bells, ossia i miei primi nastri acquistati. Così Penguin non ebbe il giusto spazio per poter essere ascoltato ed apprezzato. Miseramente la cassetta venne messa anzitempo a riposo e non venne neanche proposta agli amici per il suo ascolto. Se non era piaciuta a me....E' rimasta quasi vergine, non sfruttata. Neanche più riascoltata poichè, con gli anni, la nuova tecnologia del CD mi aveva imposto l'archiviazione di tutte le cassette. Di conseguenza non ho neanche ricordi di vita a lei legati.
L'ho riesumata per questa occasione, per scattarle delle foto da insere nel blog.
E debbo dire che che sto apprezzando alcune composizioni, specialmente quelle cantate da Christine McVie, e sono stato favorevolmente impressionato dallo strumentale, che ho anche riportato nel video, Caught in the rain di Bob Weston.
Mi riporta alla mente l'atmosfera che si respira in Pat Garret e Billy the Kid di Bob Dylan, con quei tocchi di chitarra ed il coro in sottofondo. Ideale per un commento sonoro a pellicole documentaristiche.

A quel tempo la critica musicale lo considerò un cattivo lavoro. Non gli perdonò l'abbandono delle primigenie radici che con Peter Green, uno dei fondatori assieme a Mike Fleetwood e John McVie, avevano dato vita e vigore al movimento del British blues. Le vicissitudini, anche e soprattutto personali, del gruppo in quel periodo diedero vita a diversi cambi di formazione che, naturalmente, comportavano mutamenti degli indirizzi musicali. Non starò qui a raccontare la storia del gruppo perchè mi porterebbe lontano e non è nello spirito dei miei post. Voglio invece rammentare qualche altro ricordo personale riguardo alla scoperta dei Fleetwood Mac, successiva a questo mio primo incontro col gruppo.
Dopo aver arricchito la mia collezione con più di 400 cassette, stavo iniziando a documentarmi per un eventuale acquisto di un giradischi e passare quindi alla collezione di vinili. Per fare ciò, mensilmente, acquistavo due riviste specializzate che allora erano come il vangelo per ogni audiofilo che si ritenesse tale. Suono e la sua consorella Stereoplay.
Già mi aiutavo, per approfondire la mia cultura musicale con Ciao 2001 e Nuovo Sound, ma le due riviste sopra citate, oltre a formarmi nel campo dell'hi fi, furono una formidabile fonte di notizie "diverse" per l'ampliamento delle mie conoscenze. Specialmente Suono con le pagine di Music Box che, detto per inciso, erano curate dal gruppo di futuri fondatori de Il Mucchio Selvaggio, offriva alcuni begli articoli riguardanti specialmente la scena americana. Fu da quelle pagine che conobbi la storia dei Byrds e ne fui infatuato(Galeotto fu Raffaele Galli...), Fu da una foto a tutta pagina di Stevie Nicks che mi invaghii di quella stupenda "gitana" suscitandomi il desiderio di ascoltarla. Quando potei finalmente udirne l'incredibile voce col gruppo dei Fleetwood Mac nella nuova formazione "americana", ne diventai entusiasticamente un suo fan.
I dischi che mi fecero avvicinare ai nuovi Fleetwood Mac furono Rumours e Tusk, mentre Belladonna fu il primo disco solista di Stevie Nicks sul quale era inciso uno stupendo duetto con Don Henley, "Leather and lace", che è stata per parecchio tempo, ma lo è ancora..., una delle mie canzoni preferite in assoluto. In quel periodo ebbi Eagles e Fleetwood Mac in cima alla lista dei gruppi che amavo di più all'ascolto.

Ritornando a Penguin, posso dire che metterlo nel lettore cd, al giorno d'oggi, è diventata quasi un'abitudine. Avendolo riscoperto, mi soffermo su quelle composizioni che mi aggradano maggiormente. Così ascoltando la voce di Christine McVie in Remember me, Dissatisfied e Did you ever love me (sue composizioni) la trovo affascinante e non più monocorde come forse mi era sembrata al primo ascolto di tanti anni fa. Ed il "country" di The derelict mi fa capire come già allora fossero molto vicini a certe atmosfere americane che faranno proprie con la futura formazione che ottenne il clamoroso successo alla fine degli anni settanta. Ed anche lo strumentale già ricordato di Caught in the rain sta entrando prepotentemente tra i brani che mi frullano in testa ad ogni piè sospinto.
Per concludere posto una foto dei componenti che fecero parte del gruppo in quel periodo 1973-1974.
Sono, dall'alto in basso e da sinistra a destra .
Mick Fleetwood (da sempre facente parte del gruppo), Dave Walker
più sotto Bob Weston e Bob Welch
e seduti i coniugi Christine e John McVie.
C'è anche un cane... , ma sarebbe offensivo dire che fa parte della band...

martedì 23 marzo 2010

I miei primi cento nastri 6

IL RE NON SI DIVERTE




Non posseggo più l'originale cassetta che acquistai in blocco assieme ad altre sei da Ferretti, mio collega di lavoro alla Tematex nel lontano 1974. E' stata distribuita anche lei in ascolto agli amici e non è più rientrata a casa. La copertina postata è stata scannerizzata dal cd che, "giocoforza", ho riacquistato. Le altre, oltre a Moods di Neil Diamond che ho già ricordato nel post n.5, furono Storia di un impiegato di De andrè, Penguin dei Fletwood Mac, Over nite sensation di Frank Zappa, Amanti di valore di Mina e Wisbone Ash dell'omonimo gruppo, che saranno oggetto dei prossimi miei ricordi musicali. Il tutto per la modica cifra di 14.000 lire. Erano cassette originali ed ancora incellofanate. Il mio collega, prima di diventarlo, prestava la sua opera in quel di Brebbia, sua città natale in provincia di Varese, presso la Ducale, piccola casa discografica che però poteva permettersi di avere in catalogo quei nomi prestigiosi. Naturalmente riusciva ad avere i prodotti con degli sconti eccezionali per cui poteva permettersi di rivendermeli a prezzi vantaggiosi. Presso la casa discografica, dove non necessariamente venivano registrate le opere, egli lavorava comunque alla duplicazione delle incisioni dai master originali per cui ai miei occhi era considerato un esperto ed un conoscitore del mondo musicale. I titoli menzionati me li propose lui. Abbandonò quel lavoro per impiegarsi nella nostra fabbrica in un'occupazione consona agli studi che aveva effettuato e più remunerativa. Ma la passione musicale era rimasta. Mi recai diverse volte a casa sua poichè poteva già disporre di un impianto stereo sofisticato, per me profano possessore di un misero mangianastri, dal quale ascoltare suoni che fino ad allora io non avevo mai udito.

Oggi parliamo d'altro, sembra suggerirmi il professor Vecchioni. Infatti dopo numerosi racconti di passeggiate e camminate, ritorno con questo post a rivisitare i miei primi acquisti musicali in ordine strettamente cronologico.
"Il re non si diverte" mi fu caldeggiato vivamente da Ferretti come opera che aveva ricevuto il premio della critica discografica per la qualità dei testi. Non erano di facile assimilazione e comprensione immediata, ma proprio per questo assumevano un fascino particolare. Io prima di allora potevo dire di conoscere Roberto Vecchioni solamente a causa del suo cognome facilmente memorizzabile e particolare; ancor più se abbinato a Lo Vecchio, il suo collaboratore musicale al quale fu molto legato nel periodo giovanile. Basti dire che quasi mi risuona ancora nelle orecchie il ricordo dell'annuncio di una loro canzone, che apprezzai tantissimo, da parte di non so quale presentatrice, al festival di Sanremo del 1968: "Di Vecchioni - Lo Vecchio, Sera. Canta Giuliana Valci". Quello strano binomio mi si ficcò talmente al punto da restare per sempre nei miei ricordi, anche perchè quella canzone mi prese e la sua interprete ancor di più, sebbene non fosse particolarmente aggraziata con la voce come la sua ben più famosa collega alla quale era abbinata: Gigliola Cinquetti. L'interpretazione della Valci fu più naif e vissuta, secondo me, e risultò di notevole impatto, sia visivo che canoro: mi affascinò quella sua immagine di ragazza "nature" dai capelli lunghi e lisci, molto hippies e diversa dalle altre cantanti che calcarono il palco di Sanremo. Perciò per me Vecchioni fu, da allora, essenzialmente un oscuro compositore e paroliere legato al mondo non alla ribalta ed in ombra della musica leggera.
Fu così che partii un pò prevenuto all'ascolto del nastro. Non ero preparato ancora a dei testi che mi sembrarono "strani" al primo impatto. Apprezzai molto, invece, la comprensibilità della voce di Roberto. Per certe caratteristiche la accomunai a quella di De Andrè che comunque al tempo non potevo dire di conoscere bene, avendolo solamente ascoltato alla radio. Scansione delle parole ben udibili e tonalità a volte grevi e profonde come quella di Fabrizio, pur se non disdegnasse escursioni nel falsetto. Credo di essere comunque rimasto un pò deluso, al tempo, poichè mi ricordo che non lo passai molte volte nel mangianastri. E, forse ancora più significativo, fu il fatto che nessuno dei miei amici lo reclamasse all'ascolto. Cosa che invece succederà un paio di anni dopo con "Elisir" e "Samarcanda". Velasquez addirittura fu caldeggiato da Geo per interpretarlo con l'allora nascente gruppo dei "Pulsar" e diventò una delle prime cover di successo quando si esibivano in pubblico. Ma questa è un'altra storia che avrò occasione di riprendere e raccontare.
Per ritornare a "Il re non si diverte", posso dire che l'ho ripreso ad ascoltare dopo il successo riscontrato da Vecchioni con i lavori sopracitati, ed anche in tempi più recenti è ritornato abbastanza frequentemente nel mio lettore CD.
A farmelo apprezzare fu sicuramente la mia nuova favorevole predisposizione per l'allora fiorente mondo cantautorale d'ultima generazione (De Gregori et similia...), ma anche la conoscenza più approfondita che iniziavo ad avere dei contenuti letterari e musicali delle cose che ascoltavo. Fondamentale per la comprensione dell'opera del primo Vecchioni, fu il periodico LatoSide, un tabloid quattordicinale dalle dimensioni di un quotidiano dell'epoca, che pubblicava monografie di artisti del momento con una particolare predilezione, appunto del mondo dei cantautori. Anche gli articoli che Enzo Caffarelli pubblicava su Ciao 2001 dell'epoca furono importanti per la mia nascente cultura musicale.
Trascrivo qui una piccola parte dell'intervista "monumentale" a Roberto, fatta da Michelangelo Romano, eclettico personaggio del mondo musicale di allora, che al tempo produsse i suoi dischi. Un estratto che accenna all'evoluzione di Vecchioni col suo terzo lavoro, tratto dal "lato Side" menzionato, con il ricordo dell'autore a tre anni di distanza dalla pubblicazione dello stesso, quando ormai era un nome di punta del fenomeno cantautorale.
"Col terzo LP cambiano molte cose, insieme ad una mia, chiamiamola crescita politica, c'è una maturazione complessiva; anche i miei rapporti privati, sentimentali, cambiano: Il re non si diverte l'ho registrato nel '73, quando anche il mio lavoro nell'insegnamento si evolveva; entravo a far parte del gruppo sindacale della scuola ed ho conosciuto molta gente preparata che mi ha dato tantissimo e mi ha chiarito in senso politico molte cose che prima sentivo in modo più indefinitivo, chiamiamolo sentimentale... la mia vita precedente era a compartimenti stagni, c'erano delle paratie tra un momento e l'altro, che a poco a poco, se non sono crollate del tutto, si sono certo molto assottigliate e, a volte, sono scomparse. In questo periodo comincia l'amicizia con Guccini, conosco più da vicino le persone che suonano con me, Tony Esposito e Mario D'Amora, e un modo di vivere diverso dalla tranquillità borghese che mi avvolgeva come una cappa e che non accettavo più; vedevo in modo sempre più critico la vita dei miei amici di sempre e mi sembravano veramente delle sciocchezze le cose per cui si davano da fare, i problemi delle loro giornate, il successo carrieristico, il soldo, la macchina... tutto questo che adesso ti dico così, confusamente, non si è trasferito subito in canzone, anzi ancor oggi, a tre anni di distanza dall'inizio di questo cambiamento, non è ancora del tutto diventato canzone, è una ricerca che continua ancora adesso e che probabilmente continuerà a lungo..."
Per tornare al nastro in questione, posso riaffermare che allora non lo valorizzai il dovuto. Con gli anni ci ritornai sopra e potetti apprezzare alcune composizioni quali "Sabato Stelle" ed "Il re non si diverte", ancor oggi godibilissime. Ma quello che più mi affascina tutt'ora è l'atmosfera quasi tenebrosa e surreale supportata dalla presenza quasi prevalente del pianoforte nel sound delle composizioni, senza tanti orpelli di contorno. Alcune tracce danno pure risalto alla chitarra, mentre non emergono le percussioni, pur affidate al nascente talento del percussionista napoletano Tony Esposito, che farà parte del così detto Naples Power che caratterizzò quel periodo musicale nella città Partenopea.(Nella foto soprariportata è ripreso nello studio di registrazione assieme a Vecchioni).
Fa un certo effetto vedere che gli arrangiamenti sono opera di Paky Canzi, famoso allora per essere il leader della formazione dei Nuovi Angeli, un gruppo musicale il cui repertorio era decisamente orientato verso la musica leggera di facile consumo e che riscosse anche un buon successo di pubblico. Basti citare alcuni titoli: "Donna felicità", Singapore" sono i primi che mi vengono in mente. Ma ancor più effetto fa il leggere che Vecchioni fu il coautore di quelle canzoni...
La svolta che indirizzò Roberto verso strade più impegnative e dai contenuti più personali e caratterizzanti, fu imboccata proprio con questo lavoro. Da qui in avanti egli diventerà un "cantautore" nel vero senso della parola, abbandonando il lavoro di paroliere dedito alle fortune di altri cantanti. E farà parte del ristretto numero di quelli importanti che dureranno nel tempo e che ancor oggi, a distanza di ben più di trentacinque anni, occupano un posto rilevante e fondamentale nel mondo musicale italiano.

sabato 24 gennaio 2009

Imiei primi cento nastri... 5


MOODS di Neil Diamond


Questa volta l'immagine postata è la fotografia del mio nastro originale che tuttora possiedo e che è ancora in ottimo stato. Sarà che,stranamente, non è stato prestato agli amici per il suo ascolto per cui non ha subito troppi maltrattamenti... Stranamente, perchè mi ricordo che all'epoca, ma tuttora mi piace tantissimo, mi era subito entrato dentro e ciò che ascoltavo io era ben presto "reclamato" dal mio gruppo: ma non avvenne per questo album.


L'ho comprato assieme ad altri sei nastri da un mio collega di lavoro dell'epoca, dopo che ero entrato in confidenza con lui. Mi fece pagare 2.000 lire l'uno. L'offerta era vantaggiosa poichè le cassette erano nuove ed io, che avevo appena installato lo stereo in macchina, avevo bisogno di infoltire la mia nastroteca. Il mio collega, Ferretti, era appena stato assunto e veniva da un'esperienza di lavoro presso la casa discografica Ducale, di Brebbia, nel Varesotto, suo paese natio. Motivi di retribuzione lo avevano consigliato a cambiare mestiere per dedicarsi ad un'occupazione che valorizzava il suo titolo di studio... Intanto però aveva conosciuto Vecchioni al tempo della sua incisione di Il re non si diverte, avvenuta proprio presso la Ducale , ed aveva partecipato addirittura alla masterizzazione del suo lavoro! Fu così che per me divenne un punto di riferimento per l'evoluzione delle mie conoscenze musicali. Di lui parlerò ancora quando tratterò gli altri nastri da lui acquistati.

Questa canzone...!
 


Questa canzone mi fa tornare alla mente la felice stagione dell'anno precedente, quando frequentavamo "Il Faro", una delle prime maxidiscoteche della nostra zona. Scrivere della nostra zona è un pò un eufemismo poichè, per raggiungerla, dovevamo percorrere abbastanza chilometri. Era situata in aperta campagna tra la città di Gattinara e Cossato e per noi abituati a scorazzare nelle balere di provincia era una destinazione che ci portava "oltre confine". Ma valeva la pena... Immensa, era, ai nostri occhi abituati a monolocali fumosi, e d'estate era attrezzata con un favoloso parco esterno che permetteva di ascoltare il complesso suonare dal palco centrale, mentre si ballava in diverse zone quali rialzate, quali appartate, quali centrali.Già:il complesso! Anche la più piccola balera disponeva di un proprio complesso musicale. Erano ancora lontani i tempi dei diskjockey, non troppo a dir la verità, poichè bastarono un paio d'anni perchè tutti i locali si adeguassero alle nuove esigenze (con certamente un minor costo per le serate...). Non tutti potevano esibire un gruppo musicale all'altezza della situazione, ma le nostre orecchie erano ben felici comunque di ascoltare la musica dal vivo con tra l'altro le più belle novità ed i successi del momento. E sì, perchè i gruppi facevano quasi a gara a presentare in anteprima le hit che andavano di moda. Ed al "Faro" addirittura precorrevano i gusti e le tendenze. Mi ricordo di una esecuzione a dir poco esaltante di una lunga composizione che inserivano nel giro dei lenti di metà serata. Io ne rimanevo incantato tanto da stare imbambolato sotto il palco ad ascoltarla dimenticandomi di fare il giro alla ricerca di una ballerina. Era In the court of the Crimson King, ma allora non sapevo proprio cosa fosse e da dove spuntasse quella strana melodia. Lo avrei scoperto quando le mie preferenze musicali avrebbero preso la strada del progressive.

Ma la canzone che più mi coinvolgeva era proprio Song sung blue eseguita divinamente. E poi dava l'inizio ad una serie di lenti micidiali che scatenavano le nostre velleità da "mattonellari"...E poi il tentativo di caccia ad Isabella, sogno romantico e platonico di quel periodo. Ma questa è un'altra storia...


Quando Ferretti mi vendette i sette nastri in contemporanea, questo fu quello che girò più spesso nel mio stereo. Song sung blue aveva il potere di ammaliarmi. Anche le altre composizioni, pian piano, però mi conquistarono. Gli arrangiamenti, forse eccessivamente pomposi, mi piacevano comunque poichè la presenza di archi strumenti a fiato e di dosi massicce orchestrali all'epoca mi erano graditi. Poi la voce di Neil, profonda e sensuale, mi affascinava. E non mi era del tutto sconosciuto, poichè sapevo che Sono bugiarda di Caterina Caselli era una cover da I'm a believer composizione di Neil portata alla ribalta dai Monkes, e poi Se perdo anche te , uno dei primi successi di Gianni Morandi, non era altro che la traduzione italiana di Solitary man che mi ricordavo di avere ascoltato alla radio più volte anche dal suo autore. Grande compositore ed interprete internazionale, quindi,nell'ambito della musica leggera, che raggiunse forse l'apice con questo lavoro.
Dal mio canto,ogni tanto rispolveravo il nastro e me lo godevo quando ero un pò giù, perchè, anche se alcuni pezzi erano abbastanza allegri (Porcupine pie, Gitchy goomy, High rolling man) aveva il potere di rilassarmi. Poi con gli anni l'ho riposto nel dimenticatoio, fino a quando recentemente, causa l'interesse per il fotomontaggio ed il relativo commento sonoro di filmati miei ho considerato alcune sue canzoni ideali per accompagnare le immagini riprese. Così Play me, Morning side, Theme , Prelude in E Major e naturalmente Song sung blue sono entrate a far parte delle colonne sonore dei miei lavori.
Debbo poi riconoscere che la critica delle riviste specializzate (Leggi Buscadero e Jam) negli ultimi anni ha rivalutato il lavoro di Neil Diamond che, con "12 Songs" del 2005 e "Home before dark" del 2008, ha raccolto elogi e consensi affrancandolo dall'etichettatura di cantante pop leggero e annoverandolo tra i grandi cantautori americani, ridandogli nuova linfa e popolarità, dopo il periodo di oscuramento degli anni novanta.

sabato 17 gennaio 2009

I miei primi cento nastri 4

TUBULAR BELLS


All'epoca mi bastò leggere questi due trafiletti nelle recensioni di Sorrisi e Canzoni, accompagnate dalla mini cover del disco che ritagliai per i miei "lavoretti", per convincermi ad acquistare il capolavoro di Mike Oldfield. Avevo visto il film L'Esorcista, in sala cinematografica. Mi ricordo pure che il motivo iniziale,abbastanza inquietante abbinato alle immagini, mi aveva colpito,ma non abbastanza da indurmi a precipitarmi ad acquistare il nastro, come era successo per Jesus Christ Supertstar . Per me era il commento sonoro ad un film come ce ne erano tanti altri ed ancora non era così alto l'interesse per il soundtrack di un film dal punto di vista discografico. Anche se alcuni motivi tratti da film erano entrati di diritto tra le canzoni più conosciute, ancora non si era dato credito all'intero lavoro musicale di una pellicola come possibile best seller inserito nelle classifiche di vendita. Da allora, però, iniziò a crescere questa tendenza.

Ritornai ad interessarmi di Tubular bells, quando lessi che la soundtrack dell'esorcista stava avendo successo. Ma, ricordandomela non particolarmente attraente, per me, mi indirizzai verso l'opera dalla quale erano stati tratti alcuni spunti per il film. E la molla che fece scattare l'acquisto furono appunto queste "quattro righe " lette su Sorrisi. C'è da dire che ero già favorevolmente preparato ad una "suite", perchè stavo allora ricercando nella musica qualcosa in più , qualcosa che andasse oltre cioè i canonici 3-5 minuti delle canzonette, qualcosa che si avvicinasse alla musica classica, come concetto, ma che non fosse così "noiosa". E Tubular Bells fu un colpo di fulmine. Nei primi ascolti nella radio mangiacassette non potevo certo apprezzare tutte le sfumature che tale opera comprendeva, ma ne ero comunque avvinto per la variegata composizione strumentale, pur nella sua quasi monotona ripetitività. Ma quando, non molto tempo dopo, feci un altro passo importante nella mia evoluzione di ascoltatore,tutto cambiò. Potei acquistare , a buon prezzo,un mangianastri da macchina da un mio amico che mi aiutò peraltro ad installarlo sulla mia 850 Fiat...Da allora la mia sala concerti fù l'abitacolo della mia macchina. La chiamo sala concerti perchè effettivamente la resa sonora che ero riuscito ad avere, sia con la giusta predisposizione delle casse, sia ,forse, per la conformazione stessa dell'interno dell'auto avevano dell'incredibile. Andavo a sedermi sul sedile posteriore e lì venivo avvolto dalla musica che, a volume altissimo, trasformava quell'abitacolo in un paradiso sonoro. I suoni mi raggiungevano da destra, da sinistra, da davanti, ma soprattutto da dietro e questa sensazione di avvolgimento era veramente una scoperta incredibile. Oggi mi fa ridere, quasi scrivere ciò, ma vi assicuro che allora era veramente toccare il cielo con un dito poter scoprire il mondo stereofonico,dopo essere vissuti con i suoni mono di un apparecchio radio.

Tubular bells arrivò sul mio mangiacassette proprio in quel periodo e l'impatto fu strepitoso. Mi rifugiavo per delle ore in macchina e in religioso silenzio assaporavo ogni più piccola sfumatura dell'opera di Mike Oldfield. Mi concentravo sui suoni e mi lasciavo trasportare da essi , li seguivo e li assaporavo ad ogni piccola variazione sia tonale sia volumetrica (nel senso di crescendo o diminuendo audio) e gioivo all'apparire di nuovi spunti melodici che andavano ad affiancarsi, compenetrarsi, sovrapporsi, sostituire quelli che stavo già ascoltando. L'apoteosi veniva raggiunta dal momento in cui il basso, prepotentemente, prendeva in mano la suite e l'avrebbe portata fino all'esplosione finale. Dum, dudududu du du dum, dudududu du du dum; dududuu, dudu dududuuuuu e le pareti dell'auto vibravano... Quando le note squillanti delle campane irrompevano prepotentemente a ripetere il leit motiv suonato dai più disparati strumenti, ti perforavano la testa con il suo squillo acuto ed un brivido di piacere ti percorreva la schiena salendo per tutto il midollo fino al cervello per poi spegnersi gradatamente lasciandoti con una sensazione di languido piacere, mentre la pelle d'oca era alta due centimetri sulle braccia...Credo che siano state pochissime le canzoni che siano state capaci di trasmettermi questa alchimia sonora. Tubular bells ripeteva il miracolo ad ogni ascolto, se ben preparato.

Tantissime cose avrei da dire intorno a questa opera ed alle cose che mi fa ricordare. Accenno solamente al fatto che da quel momento in poi la mia auto fu il luogo deputato all'ascolto della musica da parte dei miei amici. Geo fu entusiasta del nastro; anche lui entrava in trance da pelle d'oca. Mi chiese in prestito il nastro e per un bel pò rimasi orfano di Mike. Quando me lo ritornò aveva perso la striscia di carta incollata sul primo lato...Altri innumerevoli ascolti sul mio mangiacassette confermarono che il nome dato al lettore musicale era veramente approppriato, poichè più di una volta il nastro si attorcigliava intorno alla testina di lettura e se non si era più che rapidi a bloccare il tutto si correva il rischio di smontare lo stereo per disincastrarlo e recuperare il nastro spiegazzato. Inutile dire che da allora in poi quando la testina leggeva quella parte di nastro, fuoriuscivano dalle casse dei suoni sgraziati. Fu così che "dovetti " comprarmene uno nuovo, per cui la spesa (in cassette) fu di ben 9.600 lire.

Ma , come succederà per altri titoli, (e ,come ho letto nel blog di Blue , la cosa è stata comune a molte altre persone patite di musica) per Tubular bells sono passato dal nastro, all'Lp, alla confezione Boxed che ne raccoglieva una versione rimasterizzata,al cd, al dvd ed al dvd musicale(un'altro dei must, delle cose da me predilette)e mentre ho ancora tutti gli originali delle varie uscite, del nastro purtroppo no . Quello raffigurato in alto al post non è il mio...Debbo però confessare che nessun'altra versione ha saputo mai più regalarmi le stesse sensazioni ed emozioni che la versione in nastro ascoltata in macchina aveva saputo offrirmi.

Da ultimo inserisco la scannerizzazione di un mio lavoretto (insignificante, ma esplicativo del periodo:senza internet, con la comunicazione mediatica scarsissima riguardo queste cose, mi arrangiavo a costruirmi i miei archivi...) e di un'altra copertina autocostruita da mio nipote che rivela ancora una volta il suo estro artistico e l'interpretazione cupa che diede all'opera di Mike. Inutile dire che anche per questo nastro credo di averlo influenzato.

sabato 10 gennaio 2009

I miei primi cento nastri 3

E TU



E Tu...
Oh Merilù
E Me Lo Chiami Amore
Ad Agordo E' Così
Ninna Nanna Nanna Ninna
Chissà Se Mi Pensi
A Modo Mio
Il Mattino Si E' Svegliato
Quanta Strada Da Fare
Canto

Probabilmente scandalizzerò i miei amici dei blog preferiti, con questo post. Baglioni, per chi segue Dylan, Springsteen e compagnia bella, non è certo un bell'accompagnamento ...ma cercherò di motivare e spiegare il perchè di tale scelta. Anche se negli anni ho acquistato, prima tutte le cassette, poi i dischi , poi i cd ed infine qualche dvd della discografia di Baglioni, (ed ora si parla pure di Blue ray disc) mostrandomi quindi recidivo e perseverante, debbo dire che la scoperta della musica che preferisco oggi è arrivata pìù avanti nel tempo e nel 1974 ero ancora legato ai miti adolescenziali di allora e la mia cultura musicale era formata dalla radio (RAI) Televisione e Sorrisi e Canzoni...Perciò non dovrete meravigliarvi se all'interno di questa mia lista di cento nastri troverete i più svariati generi musicali ,anche in antitesi tra loro,perchè ero in fase evolutiva e di formazione e si sà che in queste condizioni si sperimenta ogni tipo di proposta e a secondo dei gusti, delle situazioni,delle sensazioni ci si avvicinerà in futuro ad un genere piuttosto che un altro.
Ma nel giro di un anno, durante il quale sono riuscito ad acquistare tutti i miei primi cento nastri....,le mie preferenze ed i miei ascolti si allargheranno a dismisura, aiutato in ciò anche dalla lettura e dal collezionamento della rivista musicale Ciao 2001, unica alternativa allora per conoscere altro che non fosse propinato dai soliti media.
Ma torniamo ad E tu.
L'estate di quell'anno decidemmo di fare le ferie in tenda segliendo giorno per giorno la destinazione, con l'unico obiettivo di arrivare a Lignano Sabbiadoro e una tappa intermedia presso Montebelluna dai parenti di un nostro amico che partecipava alla vacanza. Eravamo in tre, a bordo di una A112 dotata, udite udite, di un mangianastri da macchina. Per tutta la durata delle vacanze, il nastro di Baglioni, in alternativa al Venditti di Quando verrà Natale, ci accompagnò nei nostri trasferimenti in macchina. I nastri erano proprietà di Geo,che era anche il conducente.Al ritorno dalle vacanze, mi fiondai al negozio di dischi per acquistarlo a 4.500 lire.


Volto sfatto dopo la prima notte in tenda, nella valle prima di Merano


Il mattino si è svegliato

e disteso s'è contro il cielo

Mentre il prato si è spostato già

a uno spicchio di sole più in là

Ed un passero tutto intento

a brucar qua e là tra il frumento

E la nebbia lenta sale su

e lo stagno non dorme già più.......

............Il primo giorno di trasferimento ci aveva visti percorrere le strade del lago di Como su su verso Bormio e poi risalire lo Stelvio dove abbiamo trovato sulle piste estive da sci un gruppo di nostri amici del paese (mooolto più avanti di noi in fatto di possibilità sia economiche che organizzative...) che avevano deciso di passarvi una settimana bianca . Noi eravamo diretti verso Brunico, dove avremmo incontrato un amico comune che lì stava svolgendo il servizio militare da alpino, e dovemmo cercare, ormai al crepuscolo, un posto dove attendarci ed optammo per un pratone isolato prima di Merano. Quale buongiorno migliore se non quello di Baglioni che ci annunciava che il mattino si era svegliato ?!?


Scarpette leggere e Jeans, più dei giubbotti "cittadini" portati appresso "non si sa mai, metti caso che" , nei pressi dello Stelvio. Giustificati: eravamo diretti al mare!

Io nella vita ho fatto un pò di tutto

non so se ho fatto poco oppure tanto

non sono stato un santo e questo lo sa pure Dio

lo sa pure Dio...

Ho camminato con la pioggia e il vento

ho riso e qualche volta ho pianto

e cento e mille volte son rimasto solo io

e me la son cavata sempre a modo mio...

A modo mio..........

Attendaggio per la seconda notte, con la mitica A 112 vicina vicina...

Il secondo giorno ci siamo diretti a Brunico a visitare il nostro amico alpino col quale siamo andati al lago di Braies,(http://www.altapusteria.com/natura/val-fiscalina.asp : visitatelo, è ricco di utili informazioni) incantevole angolo di paesaggio preDolomitico, e poi, dopo averlo riaccompagnato in caserma, noi abbiamo risalito la valle che da Prato Piazza ci avrebbe poi permesso di scendere verso Misurina che era una meta che ci eravamo prefissati quando avevamo deciso di passare dalla Val Pusteria.

La strada che portava verso il valico era abbastanza tortuosa, stretta ed anche un pò disagevole e pure pochissimo frequentata, almeno allora... Impiegammo abbastanza tempo a risalire la valle ed ormai le prime ombre della sera cominciavano a scendere per cui decidemmo di mettere le tende proprio in cima a Prato Piazza nei pressi dei ruderi di quella costruzione che si vede in foto.

In occasione della stesura di questo post, ho fatto ricerche in internet per cercare di trovare fotografie riguardanti la costruzione presso la quale abbiamo pernottato. Con mia grande sorpresa ho trovato si immagini riguardanti il forte difensivo, costruito in occasione della prima guerra mondiale, ma mi sembrano talmente diverse dai ruderi della mia foto che mi è sorto il dubbio che non sia proprio la stessa cosa. Però può essere che col tempo sia stato parzialmente ristrutturato, ma mi pare poco probabile. Se i due lettori che leggono queste righe hanno per caso qualche notizia riguardante questa costruzione (della mia foto) nei pressi del valico di Prato Piazza, mi farebbe veramente piacere se mi aiutassero a capire dove cavolo abbiamo messo le tende quella notte... Di certo c'è che l'edificio che affianca il rudere, nella seconda foto, quando passammo noi, non esisteva.



Il giorno successivo lo abbiamo impiegato a visitare il lago di Misurina ed i paraggi, per poi, nel pomeriggio dirigerci verso il Montello dove, presso Montebelluna , siamo stati accolti, rifocillati, ed ospitati per la notte, dopo una doccia ristoratrice, presso gli zii del nostro amico.
Salendo da Misurina



Nel scendere verso la pianura siamo passati anche da...


Ad Agordo è così,ad Agordo è così...

Magari un bel falò

per riscaldarsi un pò

c'è Emma che non vuole e dice no..

Allora su alla "Stua"

un ballo e si va via

e mentre ritorniamo io...

Mi volto ancora per veder

quella manciata di stelle sull'Agner

potrei dormire qui

ad Agordo è così, ad Agordo è così


E poi via, via verso Lignano Sabbiadoro, con sempre Baglioni nelle nostre orecchie e noi con lui a cantare a squarciagola..


Ma purtroppo, quell'anno nei campeggi di Lignano Sabbiadoro, o per lo meno in quelli che siamo riusciti a trovare noi, non c'era più nessun buco per ospitarci.


Quella notte l'abbiamo trascorsa in uno squallido alberghetto dell'entroterra dove eravamo arrivati al calar della notte, alla ricerca di alternative.


Il giorno successivo abbiamo ricercato altre possibili località dove accamparci ed infine trovammo un posto in un campeggio di Caorle dove abbiamo poi trascorso in relax un'altra settimana delle nostre ferie.









Occorre ricordare che questo lavoro di Baglioni ha avuto come arrangiatore il mitico Vangelis, che a quel tempo era alle prime armi ed aveva lo studio di registrazione in quel di Parigi. In effetti tutto l'album riecheggia le atmosfere con le quali il greco, già componente degli Aphrodite's child, impronterà le sue future opere soliste per poi elaborare e ampliare i suoi lavori prima di arrivare a darci il capolavoro del soundtrack di Blade runner. Canto è la summa del Vangelis di allora.


Ed infine, un omaggio all'estro artistico di mio nipote, nato quando questo disco veniva inciso.

Credo di averlo influenzato nelle sue scelte musicali. Da giovanissimo è rimasto affascinato dal candore delle musiche e delle liriche di Baglioni, tanto da dedicargli per la cassetta registrata dal mio originale questo piccolo (proprio come dimensioni:lo stesso formato delle copertine dei nastri) capolavoro di certosina pazienza e delicatezza manuale che era un collage del primo album di Claudio e di E tu. Era veramente un artista in pectore... ma diventerà un apprezzatissimo medico.

lunedì 5 gennaio 2009

I miei primi cento nastri 1 e 2

JESUS CHRIST SUPERSTAR



Lato uno
Overture – 5:26
Heaven on Their Minds – 4:22
What's the Buzz? – 2:30
Strange Things Mystifying – 1:50
Then We Are Decided – 2:32
Everything's Alright – 3:36
This Jesus Must Die – 3:45
Lato due
Hosanna – 2:32
Simon Zealotes – 4:28
Poor Jerusalem – 1:36
Pilate's Dream – 1:45
The Temple – 5:26
I Don't Know How to Love Him – 3:55
Damned for All Time / Blood Money – 4:37
Lato tre
The Last Supper – 7:12
Gethsemane (I Only Want to Say) – 5:39
The Arrest – 3:15
Peter's Denial – 1:26
Pilate & Christ – 2:57
King Herod Song – 3:13
Lato quattro
Could We Start Again, Please? – 2:44
Judas Death – 4:38
Trial Before Pilate – 6:47
Superstar – 3:56
Crucifixion – 2:40
John Nineteen: Forty-One – 2:20

Perchè tale scelta?

Semplicemente perchè dopo la visione del film in sala cinematografica eravamo (io ed i miei giovani amici di allora) rimasti entusiasti sia della qualità delle riprese con quelle zoommate che esaltavano la grandiosità delle location, sia della recitazione strepitosa degli attori, sia della resa sonora delle canzoni e della musica . Non avevamo mai assistito, noi provincialotti inesperti,ad un concerto di musica rock, per cui essere coinvolti da quel muro sonoro che si sprigionava in sala cinematografica, fu per noi un'esperienza indimenticabile.

Mi ricordo che andammo a rivedere il film per ben tre o quattro sere di fila, tanto ne eravamo rimasti sconvolti. C'era anche una spiegazione diversa per giustificare questa nostra scelta. La prima volta che lo vedemmo fummo un pò "distratti" dalle didascalie dei sottotitoli che dovemmo giocoforza leggere per capire il significato delle parole in quanto il nostro inglese scolastico non ci permetteva certamente di interpretarle . Quindi il rivedere il film dopo che avemmo imparato i contenuti delle canzoni, fu la scelta logica per assaporarne in pieno la simbiosi audio-visiva .



Delle canzoni del film, mi rimasero impresse quelle più melodiche, cantate da Yvonne Elliman che,oltre alla espressività recitativa sublime, possedeva anche una voce veramente suadente e armoniosa nonchè capace di esternare i sentimenti più profondi.

Ma, oltre quindi le più famose "I don't know to love him" e "Could we start again please", mi erano rimaste pure impresse "The last supper" incredibile performance canora di Ted Neeley che per certi versi si avvicinava ad un classico dei Deep Purple quale Child in time.

E poi quel drumming che accompagnava il conteggio delle frustate a Gesù scandito da Pilato...

Ma in generale, tutta la colonna sonora mi aveva entusiasmato, così il primo acquisto di una musicassetta (anzi due, poichè appunto il soundtrack era raccolto in due album) fu quasi obbligato, in quanto le mie possibilità di ascolto "private" (con la mia prima radiomangianastri di proprietà) coincisero con la visione del film.

A quel tempo, nella città in cui vivevo, esisteva un solo negozio che vendeva dischi e materiale musicale e non era neanche esclusivamente a ciò dedicato, poichè la maggior parte della merce che vi si poteva trovare consisteva di elettrodomestici di ogni tipo, a partire da lavatrici e frigoriferi e soprattutto televisori. Andare nell'angolino dedicato alla musica era comunque un momento rituale incredibile. Ci si poteva pure appropriare di un paio di cuffie ed ascoltare in anteprima il disco che interessava. E c'era pure una commessa esclusivamente dedita ai clienti interessati alla musica. Ben presto divenni una figura familiare nel negozio. Ho annotato il mio esborso in lire di quella prima visita : 17.000 ! Era già una cifra mica da poco... Oltre Jesus Christ, pagato 9.000 lire, comperai altri due nastri , che saranno ricordati nei prossimi post, a 4.000 lire l'uno.

domenica 4 gennaio 2009

I miei primi cento nastri




Ho iniziato la mia collezione di album musicali, con il formato delle cassette a nastro magnetico.



Se , durante gli anni sessanta, la mia principale fonte di ascolto era la radio , con qualche escursione nel mondo dei quarantacinque giri "rovinati" dentro quelle mitiche cassette di plastica che erano i mangiadischi, coi primi settanta, diventato indipendente economicamente con il primo lavoro, potei permettermi l'acquisto di una radio mangiacassette dentro la quale finirono pian piano una serie innumerevole di album musicali : era l'inizio di una passione possessiva che sarebbe poi continuata con gli Lp, con i Cd e con i Dvd fino ai giorni nostri, accompagnando i miei anni e la mia crescita fino ad arrivare a questa soglia della senilità.

E con il possesso,iniziò anche la mania della catalogazione di tutto ciò che andavo acquistando.
Oltre ai titoli delle opere, mi piaceva creare delle minischede sulle quali andavo ad incollare una minifoto della copertina del disco che ricavavo dalle classifiche che già al tempo il settimanale Sorrisi e Canzoni dedicava al mondo musicale, e riportavo tutti i dati che riuscivo a raggranellare, sfrugugliando tra riviste musicali. (Allora mia guida era Ciao 2001).
Oltre a ciò annotavo anche quanto avevo dovuto esborsare per ogni acquisto.
E periodicamente , mensilmente si può dire, andavo a redigere un resoconto delle mie uscite finanziarie e mi beavo nel vedere accrescere sempre più il valore della mia collezione...
Così, ancora oggi, andando a rovistare tra cartacce e scartoffie d'epoca che in parte sono uscite salve da vari repulisti periodici, riesco a stabilire la successione temporale reale delle mie conoscenze musicali.
E con questa serie di post che ho intitolato "I miei primi cento nastri" andrò ad illustrare ad uno ad uno gli album che cronologicamente entravano a far parte della mia collezione.