Vergano

giovedì 15 ottobre 2009

cammina, cammina...La cascata dell'Aqualba

 


"Luglio, col bene che ti voglio..." cantava Riccardo Del Turco in un famoso hit degli anni sessanta, tormentone estivo vincitore del Disco per l'estate 1968.
Ebbene sì! Posso dire anch'io che voglio bene al mese di luglio, specialmente se come quest'anno e l'anno scorso non ci molesta con giornate afose e gravide di umidità. Su di me, il caldo asciutto e secco ha sempre avuto un influsso positivo facendomi venire la voglia di muovermi per espellere catinate di sudore e sentirmi di conseguenza "un pò più leggero"... Ed ora che siamo ormai vicini al momento di accendere le caldaie, ho un pò di nostalgia per le giornate trascorse nel mese di luglio di quest'anno che mi hanno visto spesso e volentieri percorrere la sponda occidentale del lago d'Orta in camminate anche solitarie. A maggior ragione rimpiango quelle belle giornate perchè poi, purtroppo, sono incappato in un'altra forzata pausa per problemi fisici che si protrarrà per ancora qualche mese. Ed il mio blog ne ha risentito... Approfitto di un momento tranquillo, per pubblicare, se riesco, un paio di escursioni, prima di assentarmi ancora per altri interventi di "restauro".


25-07-2009 Colma-Oira-Nonio-Colma.
Partenza ore 16,06 Arrivo ore 19,06 Km. 10,03

(Cliccare sulle immagini per meglio individuare il percorso, tracciato in blu)


E' quasi blasfemo confessare che non sono mai stato ad Oira!... Per uno che abita nelle vicinanze del Cusio, questa è una grande manchevolezza. E confesso pure che della cascata del Qualba (si dice pure Aqualba) non ne ero quasi a conoscenza visiva. Mi ero limitato a fantasiose escursioni sulle carte topografiche che spesso e volentieri mi fanno compagnia nella ricerca di future esplorazioni. Proprio per andare ad ammirarla dal vivo, dopo averne visto delle fotografie, ho deciso di affrontare questa facile escursione percorrendo un tratto della terza tappa dell"Anello Azzurro" di Girolago, partendo da Colma, frazione di Cesara.



La bella immagine sopra riportata è una fotografia scattata da mister Alfa ,amico blogger del "Lago dei misteri", da un motoscafo sul lago e riprende la cascata in un momento di ottima portata d'acqua.
Giunto a Colma, in macchina, ho faticato a trovare un posto dove parcheggiare. Ho proseguito verso Grassona e, notato un piccolo spiazzo a bordo strada dove già c'erano tre macchine ed il posto per una quarta, non ho avuto esitazioni ad occuparlo. Al ritorno, sorpresa...Un enorme foglio di cartone, posizionato sul vetro posteriore della mia vettura, mi ammoniva con la scritta "Questo è un parcheggio privato!!!" a caratteri cubitali. Con un pò di preoccupazione ho ispezionato la carrozzeria temendo di trovarvi qualche ricordino. Fortunatamente l'incavolato ma civilissimo "cartellonista" si è limitato solo a ciò e, forse, a qualche smoccolamento; e di questo lo ringrazio anche se non lo avrò tra i miei lettori. Non mi ero accorto, nascosto dalle altre macchine già presenti, del cartello che segnalava la privatezza del parcheggio, tanta era, anche, la voglia di partire subito per l'escursione vista l'ora già avanzata del pomeriggio. Sono le quattro passate quando accendo il mio fidato Gps e mi accingo a ritornare verso Colma per poi scendere dalla strada che porta verso Ronco superiore. Il mio sguardo è stato attirato dal monte Il Pizzo. Da qui l'ho potuto osservare da una diversa prospettiva e l'ho fotografato ripensando con gioia a pochi giorni fa quando avevo scoperto le meravigliose panoramiche che mi aveva offerto dalla sua cima. (Vedi il post qui linkato) http://http//alsciscion.blogspot.com/2009/08/monte-pizzo-wild-mountain.html. Si può osservare come la montagnetta sia caratterizzata da due cime che sono quasi alla stessa altitudine (Guardando la cartina che ho allegato, si osservano chiaramente le curve altimetriche che le conformano). Su quella più a nord è posta la croce presso il belvedere la cui staccionatura protegge dal dirupo che è sopra Nonio, ed è la cima che ho raggiunto io. Dietro le due gobbe del Pizzo iniziano i contrafforti del monte Mazzone la cui stazza incombe sopra Cesara e si propone come dominante (1234 m.) tra le vette che si affacciano sulla riva occidentale del Cusio. Appena inizio a scendere da Colma, affrontando il versante lacustre, intravedo il lago, mascherato dal bosco, che fino ad ora era rimasto oscurato dal crinale. Oltre, il Mottarone; mi viene offerto in una insolita visuale per me (abituato e vedere ben distinto il cocuzzolo della cima con le antenne dei ripetitori, qui è invece in secondo piano e neanche troppo visibile rispetto alle rocce che occupano lo scenario). Vigila solenne sulla tranquillità del lago. Proseguo ed il primo tratto di strada asfaltata, in direzione sud, si presenta ripido e dritto e mi fa pensare alla difficoltà che avrò nel risalirlo, quando sarò già stanco, al ritorno.E mi viene qualche dubbio sulla scelta di oggi, anche se non avevo per niente programmato il percorso. Normalmente nelle nostre uscite iniziamo a salire, mentre il ritorno, in discesa, è più consono alle nostre stanche membra...E mentre cammino penso che avrei potuto partire da Oira direttamente, arrivandoci in macchina, e poi decidere di salire verso Colma per lasciarmi il tratto di ritorno in discesa. Ma poi ricaccio questa ipotesi perchè l'arrivo ad Oira dovrebbe essere il sugello ad un percorso conquistato e scoperto per la prima volta, con nuove immagini e scenari da ammirare piano piano, centellinandone le sensazioni. Quindi camminare lentamente ed assaporare il gusto del calpestare nuovi sentieri per la prima volta ed avere come meta un luogo desiderato e immaginato da tempo. Arrivarci in macchina non mi avrebbe procurato le stesse emozioni.
Dopo aver superato le prime case di Ronco superiore occorre puntare verso nord. Giunto al bivio dove sorge l'Oratorio di San Giulio, altrimenti denominato anche Oratorio della Natività di Maria Santissima, bisogna proseguire dritti; girando a destra si scenderebbe fino all'abitato di Ronco, sul lago. Trovo i primi segnali del "Girolago" e, confortato da ciò, affronto per la prima volta il sentiero che mi porterà verso Oira.
Non ci sono molte vedute sul lago. Si cammina in mezzo al bosco. Quando però si apre uno squarcio tra gli alberi, lo scenario che si presenta in questa stupenda giornata di luglio è fantastico. I colori ravvivati dall'atmosfera limpida sono uno spettacolo per gli occhi. L'azzurro del cielo si specchia nelle acque leggermente increspate e ne viene riflesso ancor più fulgido e vivo. Il silenzio che si "respira" tra il verde è impareggiabile. Solo in lontananza, attutiti, giungono i rumori della civiltà; per lo più motori di auto che percorrono la strada orientale del lago.
Il percorso è in leggera discesa ed il sentiero è ben tenuto. Nel bosco il calore di questo pomeriggio assolato non trapela ed il camminare mi è dolce e piacevole. Arrivo ad un bivio. Non noto nessun cartello del "Girolago". E penso che se debbo scendere verso il lago, la strada da seguire sia quella a destra in quanto sembra che degradi mentre quella di sinistra si alza leggermente.E poi il lago è alla mia destra. Quindi la decisione è quasi scontata... Più avanti costeggio una cappelletta il cui dipinto è ormai consunto, poi il bosco si apre su uno spiazzo verde che va a sfociare nell'azzurro.
Curioso di vedere cosa mi riserva questo pianorino, avanzo e sono sorpreso di venire accolto dall'abbaiare stridulo di un cagnolino tutto pepe. Mi avvicino ad una bella casa ristrutturata dove nei suoi pressi una giovane signora sta facendo pulizia nel prato verde già ben curato che circonda l'abitazione e richiama il suo batuffolino ringhioso verso di sè.E' un bel luogo, tranquillo, pulito ed idilliaco. Lontano da ogni trambusto, con una finestra sul lago meravigliosa. Oso chiedere alla signora, restando sul sentiero, se quello che sto percorrendo sia la via giusta per arrivare ad Oira. Dopo un attimo di esitazione, in un italiano stentato con accento e cadenza teutonica, mi risponde ed io interpreto che il sentiero più frequentato e tenuto meglio è quello parallelo a questo ed è appena più in alto. Anche da qui potrei passare, a mio rischio, però, perchè più avanti non è molto praticabile ed a volte non è individuabile. Sinceramente sono tentato di proseguire da qui poichè ritornare indietro non mi aggrada particolarmene. Poi, comunque, anche per accontentare la signora che è stata gentilissima e per non deluderla, la ringrazio, la saluto e ritorno sui miei passi. Accidenti!. Arrivo al bivio dell'errore ed appena imbocco l'altro sentiero, sorpresa... Un ben evidente cartello del Girolago sembra irridermi e canzonarmi... Però.. gli amici di Girolago potevano metterlo un pochino più indietro in modo da notarlo subito! Comunque in questo caso stupido sono stato io a non osservare bene ed a fidarmi solo delle mie sensazioni e deduzioni. Da qui in avanti i cartelli segnalatori saranno sempre più numerosi. Vedremo dipinte di azzurro anche le rocce ed i sassi che si trovano sul sentiero, a volte esagerando pure. Nonostante ciò ho imboccato un'altra volta la via sbagliata...Ad un certo punto avrei dovuto deviare decisamente a destra scendendo per il bosco ed abbandonando il bel sentiero che stavo seguendo e che procedeva dritto.. Anche qui, purtroppo la segnalazione è stata posta un pò più avanti rispetto al momento in cui sarebbe stata necessaria. Io ho proseguito per il tracciato più pulito e largo senza proprio accorgermi che c'era una deviazione, non tropo evidente, che scendeva tra le piante. Ho cominciato ad avere qualche sospetto di aver nuovamente sbagliato quando, dopo un lungo tratto a semicerchio, mi sono trovato a dirigermi verso sud...ed alla mia destra, sotto la riva scoscesa, sentivo lo scroscio del torrente Qualba ma non vedevo possibili accessi per il suo guado. Ho capito che stavo puntando verso Cesara su un sentiero che risaliva la sponda destra del torrente. Ho approfittato di questa deviazione per scattare una foto del monte "Il Pizzo" da un'altra angolatura. Se potete zoommare sulla foto, noterete sul picco la sagoma sfocata della croce di vetta.
Un pò avvilito e costernato , impreco tra di me perchè nonostante questo sia un percorso segnalato non riesco a proseguire senza intoppi e debbo perciò tornare indietro e trovare le indicazioni per la retta via. Anche in questo caso facendo più attenzione riesco a vederli questi benedetti cartelli; e sono più di uno e ci sono pure i sassi pitturati...
Inizio il tratto meno bello, forse, della mia passeggiata. Scendo nel bosco, tra alberi caduti e rinsecchiti e legname sparso ogni dove. Il sottobosco non è bello e sembra senza vitalità. Credo che soffra, quasi si sentisse abbandonato. Terminata la traversata , il sentiero inizia a costeggiare in direzione est-ovest la ripa che scende verso il greto del torrente Qualba che si sente rumoreggiare, finalmente. Anche qui esiste una possibilità di scelta (senza indicazioni...). Naturalmente opto per quella che mi fa scendere verso il torrente a scapito del percorso che invece tende a risalire in direzione est. Poco più avanti un albero mi sbarra il sentiero. Non lo oltrepasso poichè penso che sia strano che non sia stato rimosso dai frequentatori di Girolago. A meno che sia caduto proprio in queste giornate...Ed allora mi viene la tentazione di andare ad esplorare l'altro ramo di sentiero che non avevo preso in considerazione. Così sono giunto fino ad una vecchia costruzione diroccata le cui pareti stanno diventando un tutt'uno con il bosco in quanto l'edera e le sterpaglie l'hanno ricoperta quasi completamente mimetizzandola e consegnandola alla natura che sembra averla cooptata. Il sentiero muore proprio davanti alla porta. Noto una possibilità di risalire lateralmente e riguadagnare il bosco per procedere poi verso sud, ma comprendo che questa è la via alternativa che la signora tedesca mi aveva sconsigliato. Capisco che debbo ritornare ancora una volta sui miei passi ed andare a superare il tronco caduto per avvicinarmi finalmente al torrente. Ed ora scendendo mi avvicino sempre più al rumoreggiante Qualba fino a vederlo, finalmente. Poca acqua in un greto ricco di sassi e rocce; qualche rivolo a cascatella che si getta nel corso principale; pochi raggi di sole, tra il fogliame, vi si riflettono. Credo abbia avuto una storia travagliata da problemi di inquinamento. Ecco un articolo apparso su La Stampa di Torino del 18 maggio 1982. Grazie al prof. Ambrosini ed alla Diandra University, Centro Italiano di Antropologia e di Scienze Naturali,si scoprirono inquinamenti da cromo che portarono alla chiusura di una conceria di Cesara. http//www.ambrosiniscienze.org/inquinamento1.htm

Ora il sentiero costeggia il torrente in direzione ovest fino a raggiungere il punto in cui si può attraversarlo su un bel ponte in legno.
Oltre il ponticello salgo, su un sentiero conformato a gradini, per un breve tratto per poi ritornare a una lieve pendenza su un tracciato ben tenuto. Costeggio un cascinale sulla mia sinistra ed infine sbuco sulla strada asfaltata che scende da Nonio verso Oira.

Sono in località Valbai dove sorge una chiesetta dedicata alla Madonna della neve. E' un semplice ma bell'oratorio costruito in diverse epoche. La cappella originaria fu ampliata con la attuale navata in data 1692, mentre il portico fu aggiunto nel 1906. All'interno è presente un dipinto che raffigura la Pietà ma non se ne conosce l'autore. Dopo il lungo tratto percorso all'ombra del bosco, ritorno alla luce del sole che illumina splendidamente questa magnifica giornata. La vista che si gode scendendo dai ripidi e tortuosi tornanti che portano al paesino rivierasco è semplicemente spettacolare. Oira è incastonato in questa stretta vallettina scavata da un torrentello del quale purtroppo non ho annotato il nome e che nemmeno si trova riportato su nessuna carta topografica. Sullo sfondo Omegna, a chiusura del lago, ai piedi dell'imponente Mottarone.

Oira è di origine antichissima. Basti pensare alla cava di serpentinite, la così detta Pietra d'Oira, che assume col tempo un caratteristico colore bronzeo, che si trova nelle vicinanze. E' stata usata nell'architettura rinascimentale (ad esempio a Milano nel portale di Santa Maria delle Grazie, nel Chiostro occidentale di Sant'Ambrogio, nella facciata di San Raffaele). E nella basilica dell'isola di San Giulo si trova l'ambone (pulpito) datato 1130 composto da sei pezzi che sono "una vera predica per immagini" tali sono le reminescenze che generano le sculture effettuate da un anonimo artista. Certamente l'essere sulla riva del lago favorì nei trasporti questa antica "industria" di Oira.
Linko il sito del blog di Orta dove se ne illustrano le caratteristiche.

http://www.ortasangiulio.com/compaginagt.asp?id=243&S=1885&C=1 Scendendo, ai bordi della strada, trovo tracce di questa industria del "sasso" o degli "scalpellini" di una volta. C'è ancora chi sfrutta questa cava, a vedere l'attrezzatura che fa bella mostra di sè nel cortile di questa casa che ha tutta l'aria di essere stata nel passato sede di quache importante attività estrattiva. Non so se le mie impressioni sono nel vero e se effettivamente esiste ancora questa attività, ma mi piace pensare che lo sia proprio per la storicità che ha assunto questa cava di Oira. Come al solito se qualcuno è a conoscenza di qualche elemento in più, è ben accetto nell'angolo dei commenti. Mentre sto per arrivare al centro abitato, mi volto alle spalle, verso Nonio, per cogliere un'altra istantanea del monte Il Pizzo. "Tanto caro mi fù quest'ermo colle"... mi sovviene.. ed in effetti lo sto rimirando da ogni posizione, ormai. Questa visuale la fa sembrare un'unica cima in quanto quella dove sorge il panoramico ballatoio nasconde la sua gemella dietro di sè. Sono impaziente di raggiungere il bordo del lago per cui mi soffermo solamente per un paio di scatti, davanti alla Chiesa di San Silvestro la cui cappella originale risale, probabilmente, al 1200.
Per scendere al lago c'è ancora un piccolo ma ripidissimo tratto di strada. Nel percorrerlo mi imbatto in una cappella dedicata a San Maurizio, ad opera degli Alpini di Nonio, di recentissima inaugurazione e resto ad ammirare qualche scorcio suggestivo e romantico in questa atmosfera di pace e tranquillità.

Ed eccomi con la distesa azzurra davanti a me mentre le grida dei ragazzi, che giocano nell'acqua nei pressi di un lembo di spiaggetta, non disturbano per niente. Anzi, sembra che vengano ovattate e disperse con le onde che lambiscono la sponda senza importunare il silenzio che intorno regna sovrano.Vado sul molo dove attraccano i battelli della navigazione del Cusio e scatto due foto, una in direzione di Omegna, l'altra verso sud con il Monte Camosino in primo piano, per immortalare questo stupendo angolo di quiete.
E' ora giunto il momento di dirigermi là dove "so" che sfocia il Qualba gettandosi da un salto di almeno 30 metri: la cascata dell'Aqualba... Debbo percorrere un leggero tratto sterrato che si innalza leggermente per poi ridiscendere a livello del lago. A quest'ora del pomeriggio qui il sole non è più di casa. Le montagne che si alzano subito alle spalle del lago impediscono di goderlo. All'ombra e tra la vegetazione la temperatura è gradevolissima. Mi ritrovo all'ingresso di un prato verdeggiante contornato da alberi secolari. E' un ingresso delimitato da due colonne laterali che un tempo probabilmente erano la struttura portante di una cancellata. Ringrazio il cielo di potervi entrare... Là in fondo una casa, di nobile aspetto, della quale si sa che fino ad alcuni anni fa era sede di un ristorante o per lo meno una trattoria, con forse la possibilità di alloggio viste le dimensioni e le finestre al secono piano. E dietro di lei... non si vede, ma c'è il motivo della mia camminata odierna...Spero ci sia un accesso facile e di poter giungervi proprio sotto! Appena metto piede sul prato verde, le mie speranze si infrangono contro un muro teutonico di intimazioni e, forse, improperi. Due anziani coniugi, rilassati sulle sdraio, appena mi vedono scattano in piedi e mi impartiscono di abbandonare la "proprietà privata". Nein nein...Sono distante da loro almeno venti metri e se accenno a proseguire subito continuano con le invettive, mentre io cerco di spiegare loro che voglio passare solo per andare a scattare qualche fotografia alla cascata.Non ci sono ragioni, più cerco di perorare la mia causa più si incavolano. Il tutto sempre a debita distanza...Quando forse hanno capito, dopo avergli mostrato la macchina fotografica alzandola, mi suggeriscono in un italiano quasi afferrabile di passare sopra per andare a vedere la cascata... Vagli a spiegare che l'unica via di accesso è questa! Non c'è proprio possibilità di intenerirli. Con la lingua di mezzo, poi... Con la coda tra le gambe sono costretto a desistere e ritornare da dove sono arrivato. La cascata non l'ho proprio neppure intravista! Non poteva finire qui. Io la cascata la volevo vedere con i miei occhi.La prima domenica di settembre, grazie al motoscafo di Federico,abbiamo fatto un'escursione sul lago, partendo dalla "Baia" di Pella ed abbiamo puntato decisamente verso Oira. Finalmente, sostando davanti "la proprietà privata" dei tedeschi, ho potuto vederla ma, purtroppo in quei giorni la portata d'acqua del torrente non permetteva di farle fare bella figura. Solo due miseri rigagnoli la solcavano; non c'era l'effetto "spuma bianca" che tanto sognavo di ammirare.Ma... ritornerò!

Mi accingo a prendere la strada del rientro. Abbastanza amareggiato per l'esito della mia escursione. Scatto l'ultima foto, con una punta di malcelata invidia, del molo di attracco della villa teutonica e dei due motoscafi lì ancorati. E' veramente un luogo incantevole , ma... privato! La salita verso il ritorno è veramente dura ed impegnativa. Mi viene a volte la tentazione di chiedere un passaggio alle rare macchine che transitano. Poi il solo fatto di vederle arrancare mi fa desistere: non voglio mettere in difficoltà gli autisti per ripartire... Ho deciso di percorrere la strada asfaltata che porta fino a Nonio e poi da lì per la litoranea ovest del lago arrivare a Cesara e risalire fino a Colma dove ho parcheggiato. Stempero un pò della mia amarezza godendo comunque della stupenda atmosfera che mi circonda. Quando arrivo però sulla provinciale mi concentro solamente nel cercare di percorrerla il più velocemente possibile, anche se l'occhio va a cercare altre visuali del Monte Il Pizzo...
Da Nonio e da Cesara, con il Monte Cerano ed il Poggio Croce sullo sfondo.
Mi accomiato dai miei lettori di blog perchè credo di dover restare assente per almeno un mese, a causa di lavori di restauro...(miei..., non del blog...).
Vi lascio con una bella immagine della sponda occidentale del lago d'Orta, da Pella ad Omegna, scattata in occasione dell'uscita in motoscafo con Federico. I miei occhi si illuminano quando, individuando le cime delle montagne che fanno da corona al nostro stupendo lago, mi vengono in mente le camminate fatte per scoprirle e percorrerle.

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